13 aprile 2010
Raffinamento e Concretizzazione

Dopo che i mercati hanno ripreso ad assalire la borsa greca, spingendo il paese ellenico sempre di più nell’oblio, l’Europa si è accorta che l’accordo varato a proposito degli aiuti finanziari doveva essere raffinato. L’accordo prevedeva la spartizione dei compiti tra Eurolandia e il Fondo Monetario Internazionale, soprattutto per quanto riguardava il denaro da elargire alle casse del paese sull’orlo della bancarotta. Dopo un primo momento di quiete, i mercati sono ritornati ad attaccare la Grecia. L’Eurogruppo ha dovuto riunirsi alla svelta e prendere una decisione immediata per evitare il default di un paese dell’ Eurozona, che sarebbe stato visto come un fallimento completo della moneta unica. L’accordo di domenica appare quindi come un raffinamento e una concretizzazione del compromesso di due settimane fa. L’Eurogruppo si è accordato per prestare alla Grecia circa 30 Miliardi di Euro, oltre i 15 che dovrebbero arrivare dal FMI. Si è prevista la spartizione delle spese che i governi dovranno sostenere per finanziare il maxi-prestito. La maggior parte di questi soldi arriveranno, come era scontato, dalla principale economia di Eurolandia, la Germania, ma anche Italia, Spagna e Francia dovranno sborsare ingenti quantità di denaro. Ogni prestito prevede un tasso d’interesse. Il vertice dell’Eurogruppo ha deciso di prestare i 30 Miliardi ad un tasso del 5%, leggermente inferiore rispetto a quello di mercato, del 7%. Il dibattito più interessante è avvenuto proprio intorno al tasso d’interesse. Il governatore della Bundesbank, Alex Weber ha cercato di sostenere la necessità di praticare il tasso di mercato. Fortunatamente a questa decisione si è opposta proprio la Cancelliera tedesca Angela Merkel, forse ricordandosi delle passioni europeiste del suo mentore politico, Helmut Kohl. La sconfitta di Weber è molto significativa e il fatto di essere stato contraddetto dal suo stesso capo del governo, forse, potrebbe spianare la strada al suo principale contendente al posto di governatore della Banca Centrale Europea: il nostro Mario Draghi. Il 5% è un tasso basso per la gravità della crisi greca e quindi per l’alto livello di rischio a cui è collegato; ma allo stesso tempo è basso rispetto ai tassi interni dei singoli paesi finanziatori del prestito. Per questo motivo gli stati che generosamente elargiscono in questo momento il sussidio al paese ellenico potrebbero in futuro trarre maggiori entrate grazie all’elevato tasso di interesse. L’accordo sembrerebbe diventare un gioco dove tutti ottengono un risultato positivo. Sfortunatamente chi pensa questo non prende in considerazione chi, in Grecia, soffrirà dei tagli al bilancio collegati al necessario periodo di austerità imposto dal governo Papandreu.
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