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15 febbraio 2010

Piombino non è "Acciaio"

Ho subito provato curiosità per il libro “Acciaio” di Silvia Avallone. Ricordo Silvia ai tempi del liceo, ricordo che fui uno delle pochissime persone a seguire una sua lezione di filosofia durante una delle autogestioni svolte per protestare contro la riforma Moratti. Fu anche grazie a quella lezione che imparai ad apprezzare questa meravigliosa materia. Dopo il ricordo della scrittrice, la mia curiosità è cresciuta a causa del tema trattato, cioè la vita di due ragazzine a Piombino, specialmente in quella fabbrica che osservavo tutte le mattine durante il mio tragitto verso il liceo. Infine ho scorto le polemiche che sono emerse sulla stampa locale, il sindaco Gianni Anselmi ha voluto chiarire che Piombino non è la città descritta in “Acciaio”, e altri ragazzi, su Facebook, hanno voluto ribadire il concetto.

Dopo aver letto il libro posso anch’io affermare che Piombino non è “Acciaio”, la città è solo un pretesto per parlare di altro. Silvia Avallone vuole narrare la storia di due ragazzine cresciute troppo in fretta, in una periferia malfamata, che riesce a degradare i propri abitanti e a non dargli futuro. Ha voluto scrivere un romanzo estremo, che vuole scandalizzare le menti benpensanti, gettandogli in faccia ciò che è la vita al di fuori dei salotti benestanti. Per questo il romanzo soffre dello stesso difetto di molte altre opere, cioè quello di essere un po’ fine a se stesso. Narra volutamente una realtà esagerata, esasperante, scandalosa, e presentarla come la normalità, quando normalità non è.

Non condivido questa impostazione dal punto di vista letterario, ma la ritengo quantomeno legittima, la scrittrice può volutamente esagerare la realtà grazie all’ars poetica. Mi ricorda quando una ragazza denunciò a “Il Tirreno” un largo consumo di droghe leggere all’ interno del liceo, dando un’immagine degradata degli allievi e della struttura. La ragazza partiva da un fatto vero, alcuni studenti consumavano marijuana fra una lezione e l’altra, ma il fatto veniva esasperato dall’articolo. Solo una piccola minoranza si comportava in questo modo, molti fumatori assidui non si sono mai sognati di drogarsi dentro il liceo. Non sono quindi le azioni dei protagonisti del libro che mi fanno affermare che Piombino non è “Acciaio”. Riconosco che una minoranza dei piombinesi si atteggiano come nel romanzo, o perlomeno lo vogliono far trapelare.

La vera e netta differenza tra Piombino e “Acciaio” nasce quando Silvia decide di collocare l’intero romanzo in una serie di case popolari poste davanti al mare, in una fantasiosa via Stalingrado. Qui si concentrano tutti i mali della società piombinese: mariti violenti o vagabondi, giovani operai il cui unico scopo nella vita è essere “fighi”, consumo e spaccio di droga in ogni angolo, il sesso come strumento per marcare il territorio. Il loro futuro non esiste. Chi vive all’esterno è invece salvo. Elena, la figlia del primario, ha un avvenire glorioso, anche se è affascinata, un po’ come Pasolini, da questa società parallela a lei, ma che non ha niente a che fare con la sua vita.

In “Acciaio” appare una società piombinese completamente ghettizzata, dove i salvi vivono in centro, e i condannati in via Stalingrado. Questo è quanto di più lontano dalla realtà. Piombino è una città assolutamente integrata, le situazioni di disagio esistono, ma possono verificarsi ovunque. Il divario tra classe operaia e borghesia è ancora vivo in termini economici, ma è ormai superato da un pezzo in termini socio-culturali. Gli operai delle acciaierie non sono certo lasciati a se stessi, come nel romanzo.

La mia idea è che Silvia Avallone avesse bisogno di crearsi una sua via Stalingrado per il suo romanzo. Piombino è un posto ideale per collocarla, a causa della sua vita basata sull’industria dell’acciaio. E Piombino è una città che la giovane scrittrice consoce bene, quindi più facile da descrivere. Ma la realtà è un’altra cosa.


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 15/2/2010 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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