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  econolitica [ "Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi." John Maynard Keynes ]
         

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31 marzo 2010

Il Nord da Olivetti a Cota



Le valli del Canavese, il territorio che circonda il comune di Ivrea, più di cinquant'anni fa sperimentavano un nuovo modello sociale sotto la spinta di Adriano Olivetti. L'imprenditore aveva l'intenzione di creare una comunità di persone che vivesse attorno alla sua fabbrica. Questa comunità doveva essere basata prima di tutto sul senso di solidarietà tra tutti gli individui che ne facevano parte, senza considerare la loro provenienza sociale.
Ognuno doveva collaborare per creare ricchezza per il territorio circostante. Di questa ricchezza ne avrebbero ususfruito sia le famiglie che da anni tradizionalmente vi risiedevano che chi arrivava dal sud in cerca di fortuna. La ricchezza che la Olivetti distribuiva in quella valle non consisteva solo nel denaro, ma anche nel vivere armoniosamente con lo spazio circostante e con un livello culturale elevato.

Quando Adriano Olivetti osservò che troppe persone arrivavano dal sud Italia ad Ivrea, in cerca di un lavoro umano e ben retribuito, capì che il territorio non avrebbe sostenuto il flusso migratorio. La sua risposta fu quella di andare oltre il Canavese, di investire fuori da quelle valli, per portare la ricchezza altrove, in modo che le famiglie del sud potessero trovare nei loro paesi le risposte che cercavano. Nacque così lo stabilimento Olivetti di Pozzuoli.

Oggi il Canavese resiste all'assedio di un'altra visione comunitarista: quella Leghista. Il comune di Ivrea è stato uno dei più generosi per il centrosisnistra, qui Roberto Cota, non è riuscto ad ottenere neanche il 40% dei consensi. Ma intorno a questa isola felice è avvenuto il disastro.

La Lega Nord trionfa in tutte le provincie ad eccezione di quella di Torino. La visione comunitarista di Adriano Olivetti viene stravolta in tutto il resto del territorio. Va avanti l'idea di una comunità che non si basa sulla solidarietà ma sulla chiusura a riccio nelle proprie tradizioni, e nel proprio territorio. La cultura viene abbandonata a favore dell'arroganza, dell'ignoranza e della rabbiosità. I problemi dele comunità si risolvono con l'aggressività, con la paura verso chi può minare le sue solide basi. In quest'ottica gli immigrati diventano dei mostri da cacciare con ogni mezzo, l'ingresso della Cina nel mercato mondiale si tramuta in uno scontro di civiltà da cui ci si può riparare solo con i dazi doganali.

A questo si avvia l'intero Piemonte, e l'intero Nord Italia. E' la prima volta che la Lega Nord si trova ad amministrare due regioni cruciali come il Veneto e il Piemonte. Riuscirà a tramutarsi in un partito di governo che possa dare risposte serie ai problemi che dovranno affrontare, tralasciando le risposte facili che servono solo ad accontantare la pancia dell'elettorato? Spero che chi governa possa prendere coscienza della serietà della missione che gli è stata assegnata. Forse esiste uno spiraglio per cui i governatori leghisti potrebbero riuscire a sostenere l'economia della zona. Al contrario, ho tutte le ragioni per credere che questi governi cercheranno di compleatare il decadimento morale e culturale di gran parte del nord Italia.




28 marzo 2010

A est niente di nuovo



La notizia dell'avvento di Cesare Geronzi al vertice di Generali, la più potente delle compagnie assicurative italiane, non stupisce nessuno. Da giorni si parlava del suo pomposo viaggio da Milano a Trieste, l'estremo oriente italiano. La natura stessa del capitalismo italiano, formato da pochi salotti e famiglie fin troppo potenti, ha creato tutti i presupposti per cui l'uomo più forte e esperto di questo sistema ricoprisse l'incarico di maggior prestigio.

E' l' ennesima prova di una classe dirigenziale priva di coraggio imprenditoriale che cerca esclusivamente la sua autoconservazione. Non c'è spazio per chi ha idee innovative, per giovani abili e intraprendenti; quando il giovane Matteo Arpe tentò di fermare il matrimonio tra Unicredit e Capitalia fu immediatamente cacciato. Questo perché la soluzione migliore non è mai quella più coraggiosa, che potrebbe portare ad un'immagine diversa della compagnia e buoni vantaggi nel lungo periodo; ma quella più semplice, che possa portare un incremento immediato degli utili.

Detto questo, la scarsa intraprendenza del settore finanziario italiano è uno dei fattori che ci ha risparmiato una crisi ben più grave di quella attuale. I mercati finanziari sono rimasti chiusi, non si sono accresciuti all'infinito: la nostra finanza è rimasta marginale. I grandi vecchi del nostro capitalismo si sono avvinghiati nelle loro trame tappando l'ingresso dei competitori internazionali più danneggiati dalla crisi. 

La natura del nostro capitalismo sembra rispecchiare quella della nostra società: una società chiusa alle giovani generazioni, che tende ad autoconservarsi senza migliorarsi, che non ha alcuna intenzione di fare quel coraggioso passo in avanti che ci permetterebbe di avere una vita più dinamica e innovativa, quindi più soddisfacente. 




27 marzo 2010

Compromesso



Dopo discussioni caotiche ma indispensabili, si è giunti ad un accordo in Eurolandia su come aiutare la Grecia, la cui economia è collassata grazie alla crisi finanziaria e alle folli politiche di bilancio intraprese dal governo Karamanlis. La notizia non può che essere positiva: la Grecia non poteva aspettare ulteriormente e il piano prevede un forte ruolo di Eurolandia nell'elargizione degli aiuti. 
I paesi dell'area Euro dovranno collaborare molto per affrontare la crisi e rispettare il piano. La cooperazione in caso di difficoltà è una buona medicina per chi ha problemi di integrazione. Il fatto che il piano sia scaturito da due donne dotate di un buon quoziente intellettivo, anche se profondamente di destra, non può che farmi piacere. L'elegante e coinvolgente ministro dell'economia francese è sceso a patti con la più tradizionalista cancelliera tedesca. 

Il piano però ha i suoi difetti, visto che è un compromesso tra la visione delle due signore. Madame Lagarde avrebbe preferito un intervento esclusivo dell'Europa, per far valere la forza politica dell'Unione; Frau Merkel non avendo intenzione di ripagare il debito di chi si è mal comportato, avrebbe preferito un semplice finanziamento del Fondo Monetario Internazionale. La soluzione che ne è scaturita è molto mediterranea, e per questo piace molto al nostro ministro Tremonti (inutile dire che il nostro Premier non ha assunto alcuna posizione). 

In pratica si è arrivato ad un compromesso che prevede di utilizzare, in caso di necessità, circa 22 Miliardi di Euro; di questi soldi circa 10 Miliardi saranno versati dal Fondo. Gli altri saranno pagati dagli stati europei, in percentuali diverse a seconda della loro grandezza. L'intervento finanziario sarà coordinato dagli organismi dell'Unione Europea. I membri dell'Unione dovranno avere un preciso ruolo politico nell'elargizione degli aiuti e nel sorvegliare le politiche economiche del governo ellenico. Si arriva ad una maggiore sincronia delle politiche di spesa nell'ambito dell'area Euro. Sfortunatamente non si spendono i soldi europei, ma quelli che arrivano dal Fondo. Un vecchio detto livornese afferma: "E' facile fare il finocchio col culo di quell'altri". Diciamo che la saggezza popolare a volte riassume bene difficili meccanismi di politica internazionale.




27 marzo 2010

Strade diverse, obiettivo comune


La trasmissione Raiperunanotte ha scosso il mondo dell’informazione. Chi fa informazione, anche su un piccolo blog fatto più di commenti personali che di scoop, deve prendere posizione per non incorrere nell’ignavia. Ebbene questo blog si dissocia da Santoro & Co. Dissociarsi non significa accusare o remare contro. Credo che la battaglia sulla libertà d’informazione condotta da Raiperunanotte sia più che giustificabile. Ma, dopo che questa parte della società si è messa a nudo dicendo tutto quello che voleva (visto l’assenza di una controparte), si è consolidata in me l’idea che l’unica cosa che accomuna questo blog a loro, sia il comune sdegno verso la destra italiana. Per il resto c’è un abisso.

Osservando il programma ho notato una serie di prospettive culturali completamente diverse che scaturiscono a valle da una grande differenza ideologica a monte. Quando ho creato questo blog, avevo l’intenzione di creare uno spazio libero dove potessi scrivere i miei pensieri sulla politica economica globale. Questi pensieri si basano su una concezione progressista, keynesiana dell’economia. In pratica questo è un blog di sinistra, che si scaglia contro le decisioni di politica economica della destra. E’ un blog ideologico che contrappone la destra e la sinistra. Al contrario, nella trasmissione di Santoro, non ho notato questo tipo di confronto: la battaglia che si è svolta giovedì sera si è giocata sulla contrapposizione del bene con il male. Non c’è niente di ideologico in questo, solo la certezza di una superiorità intellettuale e morale nei confronti non della destra ma della persona di Berlusconi.

Io reputo sbagliata questa concezione, perché è stato proprio Berlusconi ad inaugurare una stagione di contrapposizione non tra le forze politiche ma tra il bene e il male, da lui identificato con i comunisti. La prospettiva di Santoro & Co, ricalca paradossalmente quella Berlusconiana. Da qui nascono a pioggia tutte le altre differenze tra questo blog e Raiperunanotte.

Prima di tutto i santoriani hanno la strana caratteristica di non usare quasi mai il condizionale. Non ci sono dubbi nelle loro sentenze: una loro frase è sempre corretta. Quando ascolto gli interventi di Travaglio sembra che non gli baleni mai per la testa che potrebbe dire qualcosa che non rappresenta la realtà. Travaglio è un ottimo ricercatore di fonti, ma spesso si dilunga in ragionamenti che vuol far passare come ineccepibili, auto compiacendosi del suo Ego illuminato, indubbiamente migliore di tutti gli altri. Un passaggio mi ha fatto rabbrividire. Ha presentato una frase decisamente comprensibile della Polverini come una dichiarazione rilasciata in una lingua non indo-europea. Cerca di denigrare l’avversario per i suoi difetti personali, non per quello che afferma in realtà.

Luttazzi si è auto compiaciuto nel descrivere un rapporto anale tra Berlusconi e gli Italiani. Più che un momento di satira l’ho trovato un manifesto di superiorità intellettuale dove l’artista ha ricorso al suo repertorio preferito di autori greci e romani. Mi sono allora ricordato di quando fu cacciato da La7, per aver sbeffeggiato Giuliano Ferrara e Berlusconi ricorrendo a Petronio. E’ questo il momento in cui ho percepito più radicalmente la mia differenza con i santoriani.

Petronio era un autore scandalizzato dalla nuova società romana, costituita da uomini arricchiti, beceri, che avevano perso gli antichi costumi romani e si comportavano indegnamente ai suo occhi. Petronio però non difendeva gli oppressi, ma la sua classe di appartenenza, ovvero la generazione precedente di potenti, che era stata offuscata dai nuovi ricchi. E’ in pratica l’accusa che si può muovere a Silvio Berlusconi, l’imprenditore che si è fatto da solo, da parte della vecchia classe dirigente, cioè da Confindustria e dal salotto buono della finanza. La mia paura è quindi quella che i vari santoriani, non abbiano alcuna intenzione di riformare l’Italia, ma vogliono semplicemente ritornare allo status quo precedente a Berlusconi e Craxi, visto come il suo anticipatore.

Non ho vissuto negli anni ’70, durante i vari governi Fanfani e Moro, ma sinceramente ritornare ai valori di quell’epoca non mi esalta. Preferirei un’evoluzione della società italiana, non un suo ritorno indietro. C’è chi invece, come Grillo, professa una specie di rivoluzione del ceto medio, dove i cittadini onesti che pagano le tasse facciano valere la loro forza e riescano a cambiare la società corrotta dai partiti. Questa politica oltre a non esaltarmi mi fa paura: mi evoca chi la rivoluzione in Italia l’ha fatta davvero e ci ha portato alla dittatura prima e al collasso poi.

Dopo aver analizzato le differenze, credo che chi è mosso da uno spirito di sinistra non può che allearsi al pubblico di Santoro per combattere il nemico comune (cercando comunque di emarginare i grillini di varia natura). Come durante la Resistenza i partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi combatterono insieme ai partigiani monarchici Badogliani, oggi c’è bisogno di un fronte comune tra la sinistra e gli altri nemici del premier per mandarlo a casa.




25 marzo 2010

Il rogo delle leggi



Ieri il ministro della semplificazione Roberto Calderoli ha dato fuoco a molteplici scatoloni contenenti 375.000 leggi da lui considerate inutili. Il taglio della leggi è necessario in questo paese. Ci sono troppe regole, anche contrastanti tra loro, che inceppano il belpaese e lo trasformano in una macchina burocratica piena di insidie. A causa di queste attorcigliate normative, la nostra macchina burocratica è incomprensibile. Spesso mancano i canali di comunicazione, ci si barcamena tra i passaggi burocratici più insulsi e si dimenticano quelli necessari.  

Nella mia esperienza austriaca ricordo di aver sofferto notevolmente la burocrazia del paese alpino. I passaggi burocratici per confermare la residenza momentanea, mi sembravano eccessivi ma tutto mi è stato ben chiarito fin dall'ingresso nel paese. Ma ho trovato difficile per un italiano adattarsi alla quantità di documenti che si devono consegnare agli uffici. Al contrario sotto le Alpi regna il caos. Gli studenti Erasmus non devono presentare alcuna documentazione alle autorità della città o della regione, come se non risiedessero momentaneamente nel belpaese.

Se la semplificazione normativa è assolutamente necessaria, non è certo necessario che sia affidata ad un leghista. Il rogo di ieri è una lezione di cattivo gusto e di sprezzo per le regole. Si bruciano le leggi come il nazismo bruciava i libri, si brucia la carta invece di riciclarla. Le leggi, anche se malfatte, sono un nostro patrimonio, devono essere cancellate dalla Gazzetta Ufficiale e riposte negli archivi, non devono essere distrutte. L'immagine del ministro in versione eroe dei film d'azione americani è raccapricciante e diseducativa. 

L'eroe d'azione sconfigge la legge, che pena. Chiedo cortesemente al governo di lasciar lavorare i giuristi all'opera mastodontica della deburocratizzazione dello stato. Senza far intervenire supereroi di vario genere. I roghi devono essere lasciati all'arte senza tramutarsi in fatti reali, come quello che cantava profeticamente Giovanni Lindo Ferretti.






24 marzo 2010

Débacle


Dopo la disfatta elettorale, la destra francese sembra avviarsi mesta verso quel decadimento politico che sembrava impensabile fino a poco tempo fa. Le riforme economiche continueranno ad essere il cavallo di battaglia di Nicolas Sarkozy, ma saranno notevolmente ridimensionate. Proprio oggi, l'uomo forte dell'Eliseo ha dato l'addio ad una delle leggi che dovevano essere un punto cardine del programma elettorale: la Carbon Tax. Questa avrebbe potuto costituire il cuore di un' ottima legislazione ambientalista e avrebbe avuto praticamente un costo zero per il paese e per le imprese virtuose. Solo le imprese che negli anni passati hanno tenuto un comportamento spregiudicato nei confronti dell'ambiente ne avrebbero risentito. Allo stesso tempo, l'elegante Christine Lagarde sembra pian piano cedere alla Frau Merkel su come aiutare lo stato greco. 

Questa destra fatta di volti brillanti, donne eleganti e pensieri spregiudicati non sembra far breccia nel mondo occidentale. Nicolas Sarkozy è diventato Presidente Francese presentandosi come l'uomo del fare che doveva rivoluzionare il sistema economico d'oltralpe e la destra mondiale. L'idea sembrava quella di superare le ideologie passate, governando da un punto di vista pragmatico, adottando anche idee vicine alla sinistra. Così l'Eliseo, a fianco di politiche più conservative come il folle dibattito sull'identità nazionale, ha condotto alcune battaglie più che giustificabili, come appunto le due grandi sconfitte odierne.

Alla fine è stata la stessa destra a far collassare il fenomeno Sarkozy. Sul lato nazionale il fronte interno delle organizzazioni imprenditoriali ha frenato la Carbon Tax; sul lato Europeo la vecchia destra conservatrice e ben poco spavalda di Angela Merkel ha dimostrato di essere ancora quella più intelligente e potente. 

Ora si apre il fronte con la sinistra e le organizzazioni sindacali. Parigi deve affrontare il nodo spinoso delle pensioni, l'antico problema francese. L'età pensionabile è troppo bassa e questo è un problema sia per le casse pubbliche che per le giovani generazioni. Se il governo non vuole che gli attuali giovani ottengano solo pochi spiccioli quando entreranno in pensione, deve intervenire al più presto. E' uno sporco lavoro che deve essere fatto. I sindacati d'oltralpe, troppo interessati a tutelare gli iscritti attuali che quelli futuri, preannunciano battaglia.

Il destino di Nicolas Sarkozy si giocherà su quest'ultima sfida. Forse è quella più semplice perché si tratta di una materia cara alla destra, sulla quale marcerà compatta eliminando facilmente i possibili franchi tiratori. Diciamo che mi auguro per la Francia che il problema delle pensioni sia risolto al più presto, ma che questo non comprometta l'avanzata della gauche, guidata dalla capace Martine Aubry. 




22 marzo 2010

Hallelujah

Finalmente Barack Obama ci è riuscito. Alla riforma sanitaria mancano ormai solo pochi passaggi burocratici per essere approvata. Questa notte, in poche ore, la presidenza Obama ha cambiato il suo stesso significato. Ci siamo addormentati pensando ad una leadership grigia e piena di insuccessi internazionali e ci siamo svegliati osservando uno dei momenti più importanti della storia americana. Gli scarsi risultati ottenuti in politica estera ora non potranno essere usati per screditare il presidente che ha ottenuto uno dei più grandi risultati in politica interna.


La riforma sanitaria è il punto cardine di quella parola che ha segnato la campagna elettorale del primo presidente afroamericano: CHANGE. E' il primo mattone, quello più importante, su cui poggia la vera rivoluzione liberal, quel nuovo new deal tanto auspicato dall' economista Paul Krugman. Questa manovra è il primo passo verso un sistema di welfare universale che tenda ad includere tutti i cittadini. Se questa rivoluzione si concretizzerà tutti i cittadini potranno essere inclusi nella società ed evitare la povertà assoluta. Questi provvedimenti non hanno solo valore dal punto di vista assistenziale, ma coinvolgere gli strati più poveri nei consumi non farà altro che aumentare la domanda aggregata. L' aumento della domanda potrebbe provocare un accrescimento della ricchezza totale, sempre che il moltiplicatore non si inceppi.

So bene che la riforma ha qualche limite, in special modo ha dovuto subire numerose variazioni per essere approvata dai deputati più conservatori, vicini a posizioni antiabortiste. Ma questi difetti non possono scalfire il significato che questa legge ha per tutto il mondo occidentale. Finalmente, dopo troppi anni, possiamo toccare con mano una prospettiva di sviluppo umano e sociale. Per questo esprimo la mia soddisfazione con una canzone dura e sofferente, ma liberatoria, scritta da Leonard Cohen ed interpretata da Jeff Buckley: Hallelujah.







21 marzo 2010

L'acqua è e rimarrà pubblica



Non ho la minima voglia di pronunciarmi sulla più importante manifestazione di ieri, che ha promosso nuovamente la rivoluzione liberale che ci promettono dal lontano 1994. Qualche parola voglio spenderla sull'altra piazza romana, quella che ha manifestato per la salvaguardia dell' acqua pubblica.

Credo che lo slogan della manifestazione sia malposto. Il decreto Ronchi, la legge contro la quale i cittadini sono scesi in piazza, non ha alcuna intenzione di assegnare uno status privato all'acqua. Nel decreto è ben specificato che l'acqua è un bene pubblico. Il motivo per cui il decreto è negativo sta nel fatto che pone un pregiudizio, del tutto ideologico, per cui la gestione privata dell'acqua è migliore di quella pubblica. Si prevede infatti che la gestione dell' acqua debba essere condotta o completamente dai privati o da una società partecipata sia dai privati che dagli enti pubblici. Non c'è alcuno spazio per quelle società che sono completamente partecipate dai comuni.

Questo è un grosso limite della legge, che colpirà proprio quei comuni che hanno una buona gestione pubblica dell'acqua, e che, situandosi perlopiù al centro-nord sono amministrati per la maggior parte dal centro destra. E' una specie di suicidio politico, in nome della libertà economica, e soprattutto del business degli appalti. Il decreto non prevede alcuna regola su come devono essere gestiti gli appalti: in pratica si potrà consegnare la gestione dell'acqua all'amico di turno. Per coronare il tutto non si è creata alcuna authority che vigili sul sistema idraulico e sulle tariffe.

Insomma il decreto Ronchi non è certo un capolavoro. Ma sicuramente non è stata ottima neanche la gestione pubblica dell'acqua che abbiamo avuto in passato. Sprechi e disservizi hanno caratterizzato la nostra rete idrica. Che fare allora?

Credo che dobbiamo andare un po' oltre le ideologie e cercare esclusivamente una buona gestione dell'acqua come bene pubblico. Una maggior partecipazione dei privati alla gestione dell'acqua può essere utile quando la gestione pubblica è disastrosa: dove le tubature sono piene di falle, la qualità è scarsa e i costi non sono ottimali. In questo caso tentare il coinvolgimento del privato è una manovra di buon senso, magari con uno stretto sistema di sorveglianza pubblico sulle tariffe. Al contrario, ha poco senso regalare ai privati una eccellente gestione. In questo caso il privato ha tutto l'interesse di ottenere il massimo profitto separando i buoni servizi e rivendendoli pezzo per pezzo al migliore offerente.




20 marzo 2010

La mossa di Google


Il colosso americano Google sembra aver definitivamente deciso di abbandonare il mercato cinese. Si può pensare che l'impresa di Mountain View giustifichi questa scelta con i limiti che il governo cinese impone sulla libertà di stampa, nascondendo quella che in realtà  una decisione economica. Personalmente non sono d'accordo con questa visione. Non si può sempre pensare alla multinazionale cattiva, impegnata alla sola ricerca del massimo profitto.

Il successo mondiale di Google si basa su un particolare interesse verso lo sviluppo, e non sulla massimizzazione del profitto di breve periodo. L'impresa cerca di intrattenere buoni rapporti umani con i lavoratori; questi hanno diritto a spendere una certa percentuale di tempo lavorativo, in ricerche di loro interesse. Le ricerche più interessanti vengono sviluppate dall' impresa. Da qui scaturisce l'innovazione tecnologica che Google ha apportato nella rete informatica, Per questo non è solamente un motore di ricerca, ma offre molteplici servizi agli utenti. 

Questo mi fa pensare che la decisione di Mountain View possa essere una decisione umana, intrapresa per fini economici di lungo periodo. I profitti persi nell'immediato, a causa dell'abbandono del mercato cinese, probabilmente potranno ritornare nel corso del tempo. Google, tenendo questa linea, si piò guadagnare il nome di impresa forte, interessata ai diritti umani, specialmente alla libertà di informazione, senza alcuna remora nei confronti dei potenti. Il ritorno in termini di immagine è decisamente ampio. 

Dalla sponda opposta, Pechino sembra sottovalutare la vicenda. Google è un'impresa che ha un potere che sorpassa quello di molti stati nazionali. Il suo abbandono del mercato cinese è uno schiaffo alla nomenklatura comunista, che può risultare discretamente indebolita, a livello politico. Potrebbe trapelare l'immagine che un colosso capitalistico può tentare di dettare legge in territorio cinese, se non ci riesce non si fa sottomettere dal potere poltico ma ritorna a casa lasciando quest'utlimo privo di un prezioso partner commerciale. Quest' affermazione poteva considerarsi assurda fino a poco tempo fa.

Se il caso Google non resterà isolato, fra qualche tempo il governo di Pechino dovrà iniziare a fare qualche concessione nel campo dei diritti umani.




19 marzo 2010

Morire dei propri errori



Il Responsabile delle Finanze del partito dei lavoratori Nord Coreano, Pak Nam Gi (al centro nella foto) è stato fucilato come capro espiatorio della crisi che ha colpito l'economia del paese più chiuso del mondo. Rivestiva un ruolo simile a quello del nostro Ministro delle Finanze. Nel tentativo di frenare l'inflazione, ha proposto una riforma del cambio, dove una nuova unità monetaria è stata scambiata con un rapporto di 1 a 100 con la vecchia. La riforma si è rivelata controproducente: l'inflazione ha galoppato a vertici incredibili, creando tensioni e agitazioni sociali. 

Nel tentativo di ristabilire l'ordine, il "caro" leader Kim Jong Il ha accusato il Ministro di aver usato un metodo capitalistico per uscire dalla crisi. Il regime di Pyongyang continua a definirsi comunista, senza portare alcuna motivazione; per questo l'accusa di capitalismo è una delle più gravi. Kim Jong Il ha affermato che il povero Pak Nam Gi proveniva da una famiglia borghese e si era infiltrato nel governo per conto dei capitalisti. 

La soluzione di Kim Jong Il è indubbiamente una delle più originali per frenare i potenziali danni che possono provocare i tecnocrati, specialmente gli economisti. Durante la crisi, attacchi molto meno violenti sono stati condotti dal nostro Ministro dell'Economia, che ha accusato gli economisti di non aver predetto la crisi e di essere sostanzialmente degli incompetenti. 
La soluzione Nord Coreana mi appare indubbiamente eccessiva, Tremonti è invece un po' qualunquista, ma ogni tanto una strigliata agli economisti fa bene. La politica dovrebbe fare in modo che la classe di tecnocrati, di cui io un giorno vorrei far parte, ritornasse qualche volta con i piedi per terra, abbandonando le teorie astratte che spesso la caratterizzano. 



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