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1 maggio 2010

Buon Primo Maggio a Tutti




30 aprile 2010

L'intervento di Obama


Nei giorni di fuoco in cui l'ipotesi di una bancarotta greca si stava velocemente materializzando, Barack Obama è stato costretto ad intervenire su una questione che non dovrebbe interessarlo direttamente. La crisi di un paese dell'area Euro dovrebbe essere risolto dall' Unione Europea: una comunità forte, decisa e soprattutto coesa al suo interno. Sfortunatamente l'Europa continua ad essere un' entità troppo rissosa e bisticciosa: si comporta come un bambino che ha bisogno della strigliata della mamma per poi comportarsi rettamente. 

La mamma non può che essere rappresentata dagli Stati Uniti. La telefonata che ieri Obama ha fatto a Frau Merkel per spingerla a mostrarsi solidale con Atene, ha un significato in gran parte politico. Malgrado tutto, gli Stati Uniti sono ancora la principale potenza mondiale, e anche se nessuno lo desidera, devono continuare ad assumersi delle responsabilità politiche. Dico che nessuno lo desidera perché da una parte troppe volte gli USA hanno consigliato male l'Europa che è diventata molto critica verso l'alleato, dall'altra Barack Obama vorrebbe concentrarsi su altre questioni più delicate, soprattutto in Medio Oriente, e confrontarsi con un Europa adulta, che non ha bisogno dei rimbrotti della mamma. Sfortunatamente quando è proprio la Germania, il motore politico ed economico dell'Europa, a fare i capricci, Obama non può certo stare a guardare.

Altri fattori hanno giocato un ruolo chiave per spingere il presidente ad intervenire nella questione Europea. In primo luogo ci sono i fattori economici che un'eventuale bancarotta della Grecia comporterebbe, ovvero la possibilità che il contagio si diffonda al resto del vecchio continente, fino a danneggiare anche le finanze statunitensi. In secondo luogo gli Stati Uniti hanno una grossa responsabilità morale sulla crisi greca, che non possono ignorare. Questa scaturisce da almeno un paio di motivazioni.

La prima riguarda il precedente storico: sono stati gli Stati Uniti a lasciar fallire le banche e a lasciar sprofondare il mondo in una crisi senza precedenti. Ora proprio gli Stati Uniti devono impedire gli altri paesi di commettere lo stesso errore. La seconda riguarda i fatti più recenti: le agenzie di rating che hanno dichiarato la difficoltà di solvibilità dei titoli greci e hanno fatto peggiorare la situazione sono statunitensi e hanno ottenuto un ruolo fondamentale nell'economia mondiale grazie ai governi americani, che hanno sempre creduto ciecamente alle loro stime. Ora sappiamo che queste stesse agenzie non sono molto attendibili, le loro stime potrebbero essere falsate da manovre speculative o dalla corruzione. Obama deve intervenire nel tentativo di non affidare le sorti della Grecia ad una falsa stima di una agenzia di rating.
 




4 aprile 2010

L'oggetto del nuovo millennio


L'Ipad è arrivato, l'oggetto del nuovo millennio può essere acquistato nell' Apple Store della quinta strada di Manhattan. Il potentissimo CEO di Apple, Steve Jobs, lo ha lanciato come se la sua introduzione sul mercato fosse una rivoluzione per i consumi dell'intera umanità. E probabilmente lo sarà. L'Ipad è in primo luogo qualcosa di creato da Apple, questo ne garantisce la sua umanità. Non offre un semplice servizio ma riesce ad entrare in contatto con l'utente, che può sentirsi a suo agio grazie all'incredibile design, in grado di trasmettere sensazioni di armonia e bellezza.

L'Ipad è una piccola tavoletta che permette di fare qualsiasi genere di attività: si possono vedere film, ascoltare canzoni, leggere libri, navigare su internet. Pare una semplificazione e un miglioramento del computer portatile. Pare soprattutto che leggere libri su uno schermo del genere non affatichi la vista. Insomma sembra essere l'oggetto che racchiude in sé le funzioni principali per lo svago dell'uomo contemporaneo.

All'uscita sul mercato non si sono però registrate le lunghe code davanti all’Apple Store che si aspettavano. Credo sia qualcosa di naturale. Anche se il costo è moderato per un oggetto del genere (500 dollari), probabilmente solo i macchisti più convinti hanno cercato di ottenerlo immediatamente. Solo i pazzi che stravedono per il marchio hanno la necessità di possederlo subito. Per il resto il nuovo oggetto non fa altro che replicare funzioni di altri elettrodomestici che si possono trovare nella maggior parte delle case dei paesi benestanti.

E’ presto quindi per dire se il nuovo Ipad è o meno una rivoluzione nelle nostre vite. Non possiamo giudicare il suo successo solo dal suo primo giorno di vendite. Posso solo dire che se rispetterà le attese sarà un successo fenomenale: se tutto quello che Jobs ci ha mostrato corrisponde alla realtà, al momento di cambiare il portatile la maggior parte dei cittadini del primo mondo considererà l’idea di comprare un Ipad. Per ora, ho piacere nel vedere che i consumatori non fanno ressa davanti all’Apple Store di Manhattan per comprare un prodotto che in questo momento a loro non serve, solo per assecondare il consumismo imperante.


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3 aprile 2010

Quando i falansteri diventano di destra


Dopo la Lega Nord, pare che anche il leader della destra inglese, il conservatore Cameron abbia intenzione di puntare su un modello economico basato sul comunitarismo. L’idea è quella di ripartire dai localismi per affrontare il caos generato dal libero scambio e dall’apertura delle frontiere, sia economiche che materiali. Contro la finanza globale che tutto invade e tutto attanaglia, contro il flusso di immigrazione che sembra travolgere le culture locali, si tenta di rispondere con un’ unione più stretta tra i membri delle singole comunità, in modo da rendere tali unità autosufficienti. Si immagina un futuro autarchico delle piccole concentrazioni di individui, che potranno vivere autonomamente distaccati da quello che avviene nel resto del mondo.

E’ come se la destra tentasse di costituire quei falansteri di cui parlavano gli architetti socialisti, dove la comunità di lavoratori doveva gestire questi nuclei urbanistici in cui tutti i componenti dovevano essere trattati equamente e dignitosamente. Ma i falansteri ottocenteschi costituivano la speranza dei contadini e degli operai contro i padroni, e miravano ad un miglioramento della vita degli ultimi, i proletari. I nuovi falansteri di destra servono invece a difendere il ceto medio dai suoi mortali nemici: gli immigrati e, in generale, gli esclusi dalla società, che più facilmente possono violare la legge e minare il loro diritto di proprietà, e i grandi falchi della finanza che vogliono accaparrarsi i loro risparmi. Per difendersi da questi due “nemici” si attua il gesto della tartaruga: ci si raccoglie in sé stessi, costituendo un nucleo di individui puri, membri della stessa comunità, che portano avanti i loro interessi serenamente, senza affrontare i problemi che imperversano attorno.

Sfortunatamente la globalizzazione è arrivata ad un punto tale che non può essere interrotta, neanche dalla stessa classe politica di destra che ha le più gravi responsabilità nella sua degenerazione. La reazione della destra ai mostri che lei stessa ha creato mi appare del tutto infantile. Il libero scambio ci ha dato tutte le comodità che possiamo oggi sfruttare. Il tenore di vita è notevolmente aumentato da quando gli stati comunicavano tra loro solo per farsi la guerra. Puntare il dito su due aspetti negativi per eliminare il sistema è paradossale. Non si abbandona un sistema difettoso per uno peggiore: si cerca di correggerne i difetti. Sui temi del risparmio violato e dell’immigrazione la politica può fare importanti passi in avanti, introducendo una più ferrea regolamentazione dei mercati, e facilitando l’inclusione sociale per gli immigrati.

Infine considero puramente utopistico pensare che una comunità ristretta di individui possa vivere bene tra sé, utilizzando i principi e le tradizioni del suo passato: per capire bene l’idea stessa di comunità, la destra dovrebbe guardare dentro di sé. Il grande regista repubblicano Clint Eastwood, in Gran Torino, ci ha insegnato come le comunità siano in continua evoluzione e non è detto che la chiusura sia il modo migliore per continuare a far valere i vecchi valori. Ci sono forti probabilità che i padri riscoprino i valori tradizionali, ormai perduti dai figli, in una famiglia di immigrati proveniente dalla parte opposta del mondo.




22 marzo 2010

Hallelujah

Finalmente Barack Obama ci è riuscito. Alla riforma sanitaria mancano ormai solo pochi passaggi burocratici per essere approvata. Questa notte, in poche ore, la presidenza Obama ha cambiato il suo stesso significato. Ci siamo addormentati pensando ad una leadership grigia e piena di insuccessi internazionali e ci siamo svegliati osservando uno dei momenti più importanti della storia americana. Gli scarsi risultati ottenuti in politica estera ora non potranno essere usati per screditare il presidente che ha ottenuto uno dei più grandi risultati in politica interna.


La riforma sanitaria è il punto cardine di quella parola che ha segnato la campagna elettorale del primo presidente afroamericano: CHANGE. E' il primo mattone, quello più importante, su cui poggia la vera rivoluzione liberal, quel nuovo new deal tanto auspicato dall' economista Paul Krugman. Questa manovra è il primo passo verso un sistema di welfare universale che tenda ad includere tutti i cittadini. Se questa rivoluzione si concretizzerà tutti i cittadini potranno essere inclusi nella società ed evitare la povertà assoluta. Questi provvedimenti non hanno solo valore dal punto di vista assistenziale, ma coinvolgere gli strati più poveri nei consumi non farà altro che aumentare la domanda aggregata. L' aumento della domanda potrebbe provocare un accrescimento della ricchezza totale, sempre che il moltiplicatore non si inceppi.

So bene che la riforma ha qualche limite, in special modo ha dovuto subire numerose variazioni per essere approvata dai deputati più conservatori, vicini a posizioni antiabortiste. Ma questi difetti non possono scalfire il significato che questa legge ha per tutto il mondo occidentale. Finalmente, dopo troppi anni, possiamo toccare con mano una prospettiva di sviluppo umano e sociale. Per questo esprimo la mia soddisfazione con una canzone dura e sofferente, ma liberatoria, scritta da Leonard Cohen ed interpretata da Jeff Buckley: Hallelujah.







20 marzo 2010

La mossa di Google


Il colosso americano Google sembra aver definitivamente deciso di abbandonare il mercato cinese. Si può pensare che l'impresa di Mountain View giustifichi questa scelta con i limiti che il governo cinese impone sulla libertà di stampa, nascondendo quella che in realtà  una decisione economica. Personalmente non sono d'accordo con questa visione. Non si può sempre pensare alla multinazionale cattiva, impegnata alla sola ricerca del massimo profitto.

Il successo mondiale di Google si basa su un particolare interesse verso lo sviluppo, e non sulla massimizzazione del profitto di breve periodo. L'impresa cerca di intrattenere buoni rapporti umani con i lavoratori; questi hanno diritto a spendere una certa percentuale di tempo lavorativo, in ricerche di loro interesse. Le ricerche più interessanti vengono sviluppate dall' impresa. Da qui scaturisce l'innovazione tecnologica che Google ha apportato nella rete informatica, Per questo non è solamente un motore di ricerca, ma offre molteplici servizi agli utenti. 

Questo mi fa pensare che la decisione di Mountain View possa essere una decisione umana, intrapresa per fini economici di lungo periodo. I profitti persi nell'immediato, a causa dell'abbandono del mercato cinese, probabilmente potranno ritornare nel corso del tempo. Google, tenendo questa linea, si piò guadagnare il nome di impresa forte, interessata ai diritti umani, specialmente alla libertà di informazione, senza alcuna remora nei confronti dei potenti. Il ritorno in termini di immagine è decisamente ampio. 

Dalla sponda opposta, Pechino sembra sottovalutare la vicenda. Google è un'impresa che ha un potere che sorpassa quello di molti stati nazionali. Il suo abbandono del mercato cinese è uno schiaffo alla nomenklatura comunista, che può risultare discretamente indebolita, a livello politico. Potrebbe trapelare l'immagine che un colosso capitalistico può tentare di dettare legge in territorio cinese, se non ci riesce non si fa sottomettere dal potere poltico ma ritorna a casa lasciando quest'utlimo privo di un prezioso partner commerciale. Quest' affermazione poteva considerarsi assurda fino a poco tempo fa.

Se il caso Google non resterà isolato, fra qualche tempo il governo di Pechino dovrà iniziare a fare qualche concessione nel campo dei diritti umani.




19 marzo 2010

Morire dei propri errori



Il Responsabile delle Finanze del partito dei lavoratori Nord Coreano, Pak Nam Gi (al centro nella foto) è stato fucilato come capro espiatorio della crisi che ha colpito l'economia del paese più chiuso del mondo. Rivestiva un ruolo simile a quello del nostro Ministro delle Finanze. Nel tentativo di frenare l'inflazione, ha proposto una riforma del cambio, dove una nuova unità monetaria è stata scambiata con un rapporto di 1 a 100 con la vecchia. La riforma si è rivelata controproducente: l'inflazione ha galoppato a vertici incredibili, creando tensioni e agitazioni sociali. 

Nel tentativo di ristabilire l'ordine, il "caro" leader Kim Jong Il ha accusato il Ministro di aver usato un metodo capitalistico per uscire dalla crisi. Il regime di Pyongyang continua a definirsi comunista, senza portare alcuna motivazione; per questo l'accusa di capitalismo è una delle più gravi. Kim Jong Il ha affermato che il povero Pak Nam Gi proveniva da una famiglia borghese e si era infiltrato nel governo per conto dei capitalisti. 

La soluzione di Kim Jong Il è indubbiamente una delle più originali per frenare i potenziali danni che possono provocare i tecnocrati, specialmente gli economisti. Durante la crisi, attacchi molto meno violenti sono stati condotti dal nostro Ministro dell'Economia, che ha accusato gli economisti di non aver predetto la crisi e di essere sostanzialmente degli incompetenti. 
La soluzione Nord Coreana mi appare indubbiamente eccessiva, Tremonti è invece un po' qualunquista, ma ogni tanto una strigliata agli economisti fa bene. La politica dovrebbe fare in modo che la classe di tecnocrati, di cui io un giorno vorrei far parte, ritornasse qualche volta con i piedi per terra, abbandonando le teorie astratte che spesso la caratterizzano. 




15 marzo 2010

Questa pazza gestione delle risorse umane


Ieri ho notato, quasi per caso, una notizia che riguardava la causa che una manager giapponese di Prada, Rina Bovrisse, aveva intentato all’impresa di moda italiana. Al primo sguardo poteva apparire un semplice caso di mobbing. La manager sembrava essersi licenziata dopo essere stata accusata di essere brutta e grassa.

Incuriosito dalla notizia, ho cercato il reportage originale del Japan Times, fortunatamente scritto in lingua inglese. La questione appare molto più complessa. Il CEO della filiale giapponese di Prada, Davide Sesia, sembra aver chiesto a Rina di licenziare ben 15 shop managers con l’accusa di essere vecchie brutte e grasse. In questo caso, pare che il personale sia stato effettivamente sottoposto a mobbing. Secondo l’impresa, le managers si sono licenziate a causa di maltrattamenti subiti dai loro superiori, per risolvere i problemi di bilancio; ma la signora Bovrisse sostiene che i punti vendita gestiti da alcune di esse avevano un bilancio fortemente in attivo. Se così fosse, la filiale giapponese di Prada avrebbe decisamente sostenuto una politica di risorse umane scorretta, che tende a gettare via chi non è abbastanza bello, per i suoi standard.

Diverso è il caso che riguarda la stessa Rina Bovrisse. Sembra che i suoi superiori le abbiano chiesto di cambiare il colore dei capelli, e perdere peso, perché l’apparenza è una parte del suo lavoro all’interno di Prada. Gli è stato chiesto di fare un lavoro extra per l’impresa, che coinvolge un lato strettamente intimo della persona. La signora Bovrisse, nel suo ruolo di manager deve apparire bella a chi la vede, per migliorare l’immagine dell’impresa all’esterno. Non so dire se questo atteggiamento è legale. Mi chiedo quindi se è moralmente accettabile.

E’ facile dire che un’azienda come Prada guarda solo al profitto e non si interessa del lato intimo dei dipendenti e condannare questa azione. Ma questa visione vale unicamente se il rapporto tra impresa e dipendenti è conflittuale. Se i lavoratori non hanno alcuna fiducia dei propri principali, si instaura un meccanismo lesivo, che conduce ad uno stato di conflitto. In questo caso, una richiesta del genere diventa impensabile. Come può un dipendente delegare una decisione così strettamente personale ad un odiato datore di lavoro?

Se, al contrario, l’azienda ha instaurato un clima di fiducia con i propri lavoratori, tramite salari più alti, servizi per il personale e atteggiamenti amichevoli, allora si crea un clima collaborativo tra i due soggetti economici. L’impresa diventa parte della vita stessa dei lavoratori. La vita lavorativa non si distingue nettamente da quella privata. L’impresa ha tutto il diritto di chiedere ai lavoratori degli sforzi anche sul lato personale.




6 marzo 2010

Inflazione

Nel dibattito economico sta pian piano emergendo l'idea che l'inflazione non sia il pericolo più grande dell'economia mondiale. Dopo decenni in cui si vedeva l'inflazione come un mostro a tre teste che tutto divorava, gli economisti iniziano a ripensare il suo ruolo. Finalmente Olivier Blanchard, il buon chief economist del Fondo Monetario Internazionale, ha proposto di seguire un obiettivo inflazionistico meno ambizioso. Dall'attuale 2%, propone di far passare l'obiettivo al 4%.

La coppia Blanchard-Straus Kahn, a capo del tempio mondiale del movimento antinflazonistico,  mostra un notevole coraggio nelle sue azioni, e sta mettendo in campo una vera e propria rivoluzione del pensiero economico; oltre a dare un nuovo lustro all'istituzione. Finalmente si nota un' inversione di tendenza che ci libera dal dogmatismo precedente. Non si può continuare a pensare che l'aumento dell'inflazione sia solo una bestia nera, ma dobbiamo concentrarci anche sugli altri fattori economici che sono stati finora un po' troppo trascurati. Non possiamo continuare a pensare che un buon livello di occupazione e di crescita possa essere problematico, se associato ad un' inflazione alta ma controllabile.




4 marzo 2010

Tra insulsi embarghi e boicottaggi deleteri


Ieri il leader libico Muammar Gheddafi ha dichiarato una sorta di Jihad economica dichiarando l'embargo totale alla Svizzera, nazione rea di averne arrestato il figlio. Non sono un simpatizzante delle politiche elvetiche, ma l'atto di Gheddafi sembra quello di un bambino capriccioso più che quello di un leader politico che amministra una nazione da decenni con il pugno di ferro. Di certo la Svizzera potrà fare a meno del gas libico, data la sua centralità geografica può ricorrere a numerose fonti alternative. Le banche svizzere hanno liquidità sufficiente per continuare a vivere anche in presenza di questo embargo.

Allo stesso tempo, in un’ aula dell'Università di Pisa, ieri si è svolto un workshop sul boicottaggio di Israele da parte del mondo occidentale. Sfortunatamente non ho potuto partecipare al workshop, ma sarei stato molto interessato, dato che il dibattito era incentrato sul boicottaggio delle università israeliane, da parte di quelle europee. Seppur sia molto critico verso la politica dello stato ebraico, questa misura non mi convince. Mi associo alle critiche sul comportamento del governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese, ma non riesco a criticare allo stesso modo le università.
E' probabile che le università israeliane conducano ricerche che vadano a favorire le politiche del governo che io stesso contesto. Ma la ricerca di per sé non è né buona né cattiva. Non si possono porre limiti alla ricerca, in nessun caso; come non si può accusare l'inventore del coltello degli omicidi che con questo sono stati effettuati.

Tra l'altro, colpendo le università israeliane si colpirebbe il punto di eccellenza di quello stato. Il livello di ricerca è uno dei più alti del mondo e si distingue per la sua laicità e libertà. Qui sono stati condotti i più importanti esperimenti empirici riguardanti l’economia degli ultimi decenni. Limitare la collaborazione tra le università sarebbe un suicidio per la ricerca italiana, visto che nel nostro paese è quasi assente.




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