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13 maggio 2010

Bozza dell'intervento sull'adozione del Regolamento Urbanistico di Campiglia Marittima

Credo che uno dei campi in cui questo Regolamento Urbanistico si distingua per la sua efficacia sia quello delle energie rinnovabili. Penso che grazie a questo Regolamento Urbanistico ci si avvia verso una regolamentazione che possa dar vita ad una vera liberalizzazione delle energie rinnovabili, come è avvenuto nella Puglia di Nichi Vendola, la regione dove si può creare più facilmente energia pulita. Lo si fa tenendo conto delle esigenze del nostro territorio, delle tutele che dobbiamo apportare al nostro paesaggio e alle nostre campagne. Si viene a formare una sorta di liberalizzazione ponderata con cui si tiene conto dell’esigenza di creare energia pulita, in modo da ridurre le emissioni di CO2 nell’aria, che, causando il riscaldamento climatico, sono uno dei principali nemici dell’uomo dell’ ambiente e del paesaggio. Ma questa liberalizzazione tiene conto delle altre esigenze del nostro territorio, come lo sviluppo umano ed economico, il rispetto del nostro paesaggio e della nostra storia.

Per questi motivi le centrali a biomasse sono considerate come edifici industriali e, di conseguenza, potranno essere costruite solamente in adiacenza delle aree produttive, secondo il principio di contiguità espresso dal Piano Strutturale. Questo eviterà la possibilità di episodi spiacevoli come il caso “Amatello”, in cui fu chiesto di costruire una centrale a biomasse in territorio aperto.

Non esistono vincoli perimetrali per gli impianti del grande eolico. Gli imprenditori potranno chiedere l’installazione delle pale eoliche in ogni zona della nostra campagna, tenendo conto di accorgimenti precisi come la distanza dalla rete elettrica. Questo avviene perché non si può bloccare ulteriormente lo sviluppo di una fonte che produce una grande quantità di energia, occupando solo una piccola parte del suolo. L’installazione di questa fonte è già vincolata alla procedura di VIA regionale: una procedura difficile e costosa che tiene già conto di tutte le diverse esigenze delle parti in causa.

I problemi di conciliazione fra la tutela del paesaggio (specialmente quello agricolo) e la necessità di produrre fonti di energia rinnovabile si pongono sopratutto nel caso degli impianti fotovoltaici. Questo tipo di impianti può “rubare” un enorme spazio al nostro suolo agricolo. I nostri agricoltori sono chiaramente in difficoltà, per questo potrebbero essere allettati a concedere grosse fette dei loro terreni in favore dei pannelli solari. Questo sarebbe una catastrofe per il nostro territorio, le nostre campagne sarebbero invase da pannelli fotovoltaici e perderebbero completamente la loro specificità. Non vogliamo che questo accada. Allo stesso tempo non credo che si debba negare alle imprese di installare pannelli solari in grandi appezzamenti di terreno. I tetti delle case e dei capannoni potrebbero non avere metri quadri sufficienti per sviluppare al meglio questa fonte energetica. Per sviluppare in modo corretto la creazione di energia solare dobbiamo concedere parte del territorio agricolo, senza danneggiarlo. Per questo l’installazione dei pannelli fotovoltaici è ben vincolata da due importanti criteri. Il primo è quello dell’autoproduzione. Ogni agricoltore potrà creare fino a 700 KW di energia fotovoltaica per l’autoconsumo. Questa iniziativa tutela sia gli interessi generali della tutela del paesaggio e dell’ambiente, che quelli privati degli imprenditori agricoli, che potranno utilizzare le energie rinnovabili come integrazione del loro reddito. Il secondo principio è quello di dare l’opportunità alle imprese che producono questo tipo di energia di installare impianti più vasti in quelle aree di territorio agricolo dove il più alto cuneo salino rende meno fertile la terra.

Voglio chiudere affermando quanto lo sviluppo delle energie rinnovabili sarà importante sul nostro territorio. Se sono palesi i benefici in termini ambientali e di rispetto degli accordi internazionali come il protocollo di Kyoto, meno espliciti sono quelli in termini di sviluppo economico e culturale. Permettere di costruire, installare e utilizzare le energie rinnovabili nel nostro territorio consente di attrarre gli investimenti di quelle imprese di qualità che possano permettere uno sviluppo economico alternativo all’acciaio. Si potrebbe creare un circolo virtuoso dove le aziende produttrici di energie rinnovabili decidano di produrre e utilizzare in questo territorio i loro prodotti. Se così fosse si creerebbero i presupposti di un miglioramento qualitativo del nostro sistema industriale, che potrebbe incentivare la formazione di nuovi posti di lavoro per i giovani abitanti della Val di Cornia e allo stesso tempo portare un nuovo know-how necessario al miglioramento scientifico e culturale della nostra zona.

Sono d’accordo con l’opposizione quando afferma che l’agricoltura della nostra valle può essere competitiva solo se si rinnova attraverso la qualità. Ma non possiamo limitare questo ragionamento solamente al settore primario. Dobbiamo fare in modo che si creino i presupposti di uno sviluppo qualitativo anche del settore industriale. Anche questo deve essere competitivo, perché possa creare un futuro sviluppo economico che consenta di trovare un buon posto di lavoro alle giovani generazioni. L’aumento della qualità nel settore industriale potrebbe creare quei presupposti che servono per raggiungere la tanto sperata qualità del settore agricolo. Questo è infatti condotto, per la maggior parte, da vecchi contadini ormai prossimi alla pensione. E’ difficile chiedere loro di innovare qualitativamente le loro imprese. Questo potrà essere possibile solo sprigionando una serie di forze scientifiche e culturali che possano stimolare la creatività e l’innovazione di una nuova imprenditorialità giovanile, che possa trovare espressione in tutti i tre settori dell’economia, non soltanto in alcuni campi.

Con questo voglio affermare che cedere una parte consistente, ma ben regolata, di territorio agricolo alle energie rinnovabili potrebbe non condurre ad un disfacimento del settore primario e delle nostre campagne. Potrebbe invece porre i presupposti di un più ampio sviluppo futuro. Ovviamente nessuno di noi possiede la sfera di cristallo che ci mostra tutte le risposte e non posso certo scommettere su quello che avverrà; ma credo che questo Regolamento Urbanistico offra perlomeno un tentativo di un serio sviluppo che possa toccare tutti i settori economici.




15 febbraio 2010

Piombino non è "Acciaio"

Ho subito provato curiosità per il libro “Acciaio” di Silvia Avallone. Ricordo Silvia ai tempi del liceo, ricordo che fui uno delle pochissime persone a seguire una sua lezione di filosofia durante una delle autogestioni svolte per protestare contro la riforma Moratti. Fu anche grazie a quella lezione che imparai ad apprezzare questa meravigliosa materia. Dopo il ricordo della scrittrice, la mia curiosità è cresciuta a causa del tema trattato, cioè la vita di due ragazzine a Piombino, specialmente in quella fabbrica che osservavo tutte le mattine durante il mio tragitto verso il liceo. Infine ho scorto le polemiche che sono emerse sulla stampa locale, il sindaco Gianni Anselmi ha voluto chiarire che Piombino non è la città descritta in “Acciaio”, e altri ragazzi, su Facebook, hanno voluto ribadire il concetto.

Dopo aver letto il libro posso anch’io affermare che Piombino non è “Acciaio”, la città è solo un pretesto per parlare di altro. Silvia Avallone vuole narrare la storia di due ragazzine cresciute troppo in fretta, in una periferia malfamata, che riesce a degradare i propri abitanti e a non dargli futuro. Ha voluto scrivere un romanzo estremo, che vuole scandalizzare le menti benpensanti, gettandogli in faccia ciò che è la vita al di fuori dei salotti benestanti. Per questo il romanzo soffre dello stesso difetto di molte altre opere, cioè quello di essere un po’ fine a se stesso. Narra volutamente una realtà esagerata, esasperante, scandalosa, e presentarla come la normalità, quando normalità non è.

Non condivido questa impostazione dal punto di vista letterario, ma la ritengo quantomeno legittima, la scrittrice può volutamente esagerare la realtà grazie all’ars poetica. Mi ricorda quando una ragazza denunciò a “Il Tirreno” un largo consumo di droghe leggere all’ interno del liceo, dando un’immagine degradata degli allievi e della struttura. La ragazza partiva da un fatto vero, alcuni studenti consumavano marijuana fra una lezione e l’altra, ma il fatto veniva esasperato dall’articolo. Solo una piccola minoranza si comportava in questo modo, molti fumatori assidui non si sono mai sognati di drogarsi dentro il liceo. Non sono quindi le azioni dei protagonisti del libro che mi fanno affermare che Piombino non è “Acciaio”. Riconosco che una minoranza dei piombinesi si atteggiano come nel romanzo, o perlomeno lo vogliono far trapelare.

La vera e netta differenza tra Piombino e “Acciaio” nasce quando Silvia decide di collocare l’intero romanzo in una serie di case popolari poste davanti al mare, in una fantasiosa via Stalingrado. Qui si concentrano tutti i mali della società piombinese: mariti violenti o vagabondi, giovani operai il cui unico scopo nella vita è essere “fighi”, consumo e spaccio di droga in ogni angolo, il sesso come strumento per marcare il territorio. Il loro futuro non esiste. Chi vive all’esterno è invece salvo. Elena, la figlia del primario, ha un avvenire glorioso, anche se è affascinata, un po’ come Pasolini, da questa società parallela a lei, ma che non ha niente a che fare con la sua vita.

In “Acciaio” appare una società piombinese completamente ghettizzata, dove i salvi vivono in centro, e i condannati in via Stalingrado. Questo è quanto di più lontano dalla realtà. Piombino è una città assolutamente integrata, le situazioni di disagio esistono, ma possono verificarsi ovunque. Il divario tra classe operaia e borghesia è ancora vivo in termini economici, ma è ormai superato da un pezzo in termini socio-culturali. Gli operai delle acciaierie non sono certo lasciati a se stessi, come nel romanzo.

La mia idea è che Silvia Avallone avesse bisogno di crearsi una sua via Stalingrado per il suo romanzo. Piombino è un posto ideale per collocarla, a causa della sua vita basata sull’industria dell’acciaio. E Piombino è una città che la giovane scrittrice consoce bene, quindi più facile da descrivere. Ma la realtà è un’altra cosa.


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 15/2/2010 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



12 febbraio 2010

Bersani, Piombino e l'acciaio


Pierluigi Bersani, presente al Festival “Manifutura”, ha approfittato della suo impegno pisano per incontrare una delegazione del Partito Democratico e dei sindacati della Val di Cornia. Il segretario del Partito Democratico ha dialogato con i rappresentati piombinesi a proposito della vendita delle acciaierie, da parte del gruppo russo Severstal.

I sindacati e il PD locale hanno manifestato il loro disappunto per la decisione dell’oligarca Mordashov. Il suo gruppo ha comprato lo stabilimento siderurgico 5 anni fa e, assieme agli enti locali e alle parti sociali, ha costruito un piano di sviluppo per la fabbrica e il territorio circostante. Ora questo piano viene meno. Le certezze decadono. Esiste il rischio che lo stabilimento venga acquistato da un fondo di investimento, interessato di più al profitto di breve periodo che allo sviluppo dell’industria.

Il governo ha indetto, per il giorno 17 febbraio, un tavolo di consultazione con le parti sociali. Questo appuntamento diventa cruciale, visto che è proprio il governo ad avere l’ultima parola sulla vicenda. Ma il tavolo non sarà decisivo, quando i presenti si alzeranno, tutto potrà ancora accadere. Bersani è stato chiarissimo. Ha sostenuto la strategicità e la necessità di un rapporto tra industria e territorio. In questo le amministrazioni hanno giocato un ruolo preciso, al contrario Mordashov prima ha annuito e poi si è defilato. Ora si riparte da zero.

Si deve trovare una soluzione in cui l’acquirente futuro possa sia sostenere i costi dell’impresa che pensare ad uno sviluppo programmato di Piombino e della Val di Cornia. Si deve trovare una soluzione buona sotto questo punto di vista. Bisogna cercare quella chiarezza che si è perduta con l’atteggiamento di Severstal. Quando il tavolo col governo si aprirà le parti sociali dovranno sostenere tutto ciò, far comprendere le loro esigenze al governo, ed esigere dei paletti molto alti sull’acquisizione dello stabilimento.

Per far questo c’è bisogno di un coordinamento vero e proprio tra tutte le parti in causa, che lottano per dare un futuro alle acciaierie e a Piombino. Si deve costruire un fronte comune. Bersani termina il suo intervento affermando con forza che in questo fronte sarà presente il Partito Democratico. Perché il PD è e deve essere il partito del lavoro, che dialoga e lotta per i diritti del lavoratori.





9 febbraio 2010

Approvato il Bilancio 2010 Campiglia Marittima

Il Bilancio preventivo 2010 del Comune di Campiglia Marittima è stato approvato in tempi rapidi dal Consiglio Comunale. La rapidità della sua approvazione è stata dettata dalla necessità della cittadinanza e del tessuto produttivo di avere risposte serie e concrete nel momento di crisi. In questa fase storica si sono mantenuti e sviluppati quei servizi sociali da sempre presenti nel nostro comune a favore delle fasce più deboli della società. Sono previsti investimenti per lo sviluppo e interventi consistenti a favore della scuola e della cultura. Ma di tutto questo non si è discusso. Ancora una volta Campiglia Democratica prende atto che l’opposizione non discute sul merito delle scelte, ma sul metodo di approvazione e su quei dati numerici che non hanno niente a che vedere con l’atto politico del Bilancio.

Si è contestato il metodo e si è accusata l’amministrazione di scarsa trasparenza perché, dati i tempi stretti, non ha messo il Consiglio Comunale, nelle condizioni di poter comprendere fino in fondo il Bilancio e di conseguenza non poter partecipare alla sua stesura.

La richiesta dell’opposizione è del tutto legittima finché riguarda la parte politica del Bilancio. Il documento è elaborato secondo due criteri, quello politico e quello tecnico. La politica deve dare quelle linee guida, che devono essere applicate dai tecnici durante la stesura effettiva. Per svolgere questo compito, l’opposizione ha avuto tutto il tempo necessario. Le linee politiche che dirigevano il Bilancio sono state chiarite dall’ assessore competente in numerose occasioni.

La mancanza di trasparenza invocata dall’opposizione si rivolgeva alla redazione delle singole voci del bilancio, nei piccoli spostamenti di denaro. Ma tutto questo non è compito del Consiglio Comunale. Questo è compito degli uffici del comune di Campiglia Marittima. Lo spostamento di cifre può derivare da aggiustamenti che non hanno niente a che vedere con la politica. La cifra finale che entra a bilancio può derivare da situazioni contingenti. Su questi dettagli il Consiglio Comunale non può certo intervenire; potrebbe invece intervenire se ci fossero variazioni consistenti che delineano un cambiamento della politica di Bilancio. L’opposizione si è attorcigliata sui criteri ragionieristici che non riguardano la sfera politica ma solamente quella tecnica, e non perde occasione di fare demagogia.

Coalizione Campiglia Democratica





8 febbraio 2010

Il futuro dell'Acciaio

I russi vendono. Dopo circa 5 anni dal loro arrivo a Piombino, dove hanno rilevato il secondo polo siderurgico italiano, sono pronti a ritornarsene in patria. Il gruppo Severstal, dell’oligarca Mordashov, è fortemente indebitato. Vendere le acciaierie significa fare cassa per saldare con i propri creditori, in special modo i tedeschi di Deutsch Bank, e investire nuovamente in Russia, sotto l’ala protettiva di Vladimir Putin.

Andandosene ora, Severstal lascia incompiuti gli investimenti che sono necessari alla sopravvivenza stessa della fabbrica. Bisogna costruire il Mini-mill, il nuovo stabilimento che consente di ottenere una migliore qualità dell’acciaio e una produzione più flessibile. Se questo non verrà fatto, i compratori potranno acquistare un acciaio del tutto identico a quello piombinese, ma molto più economico, nei paesi in via di sviluppo.

Chi acquisterà la fabbrica dovrà programmare un degno piano industriale di lungo periodo, che non sia basato solo sulla momentanea sopravvivenza, ma che guardi al futuro. Allo stesso tempo si devono garantire le tutele sociali dei lavoratori. Sarà difficile arrivate ad una soluzione del genere. Lo stato deve intervenire nella transazione, fissando paletti per l’acquisto e valutare quale offerta è più vicina a questi requisiti. Bisogna distinguere chi punta a far funzionare la fabbrica da chi punta a smembrarla per poi rivenderla, come i Fondi di Investimento.

Ma il governo non si è espresso. Un silenzio assordante arriva da Roma. Scajola non sembra occuparsi di questa vicenda considerata minore. Ma ad un certo momento dovrà intervenire, e dovrà farlo valutando i criteri oggettivi ed economici della vendita, senza considerare se gli acquirenti sono buoni, cattivi, gialli o neri.

Dall’altro lato gli enti locali non potranno più permettersi di essere acciaio-centrici. Qualsiasi decisione venga presa non si fermerà il trend mondiale che fa ridurre la produzione dell’acciaio, e la fa spostare nei paesi in via di sviluppo. Le amministrazioni comunali dovranno cercare altre vie di sviluppo economico…


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 8/2/2010 alle 19:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



6 febbraio 2010

Bilancio 2010 di Campiglia Marittima

Come di rito, il primo passo importante che il Consiglio Comunale deve compiere, con l’inizio del nuovo anno, è l’approvazione del Bilancio. Questo è da sempre un tema delicato, e quest’anno lo è ancor di più. Il governo, per far fronte alla crisi e occultare gli sprechi perpetrati, ha ridotto notevolmente  i finanziamenti ai Comuni. Allo stesso tempo non è stata mantenuta la promessa di una maggioreautonomia fiscale.

Il nostro Comune, nel redigere il nuovo Bilancio,  è riuscito a mantenere i servizi assicurando anche una buona programmazione degli investimenti. Tutto ciò anche per una buona capacità di programmazione e progettazione sostenuta in più occasioni dalla Regione Toscana, e al buongoverno delle amministrazioni precedenti, che ci hanno lasciato in eredità una sana situazione finanziaria.

Le spese sociali sono il vero punto cruciale di tutto il testo. Nel 2010 saranno mantenuti tutti i servizi comunali, in particolarel’asilo nido e i servizi integrativi per l’infanzia. L’amministrazione avrà un occhio di riguardo per le politiche abitative, grazie allo sviluppo dell’edilizia popolare e agli aiuti  economici per chi non riesce a pagare l’affitto. Cercheremo di raggiungere l'obiettivo di quest'anno che ha visto soddisfatta tutta la domanda.

Uno strumento su cui faranno perno i servizi sociali è la Società della Salute, un consorzio pubblico che diventerà un organo effettivo durante i primi mesi di questo anno.  Questa società consente la piena integrazione delle attività sanitarie e socio-sanitarie con le attività assistenziali in tutto il territorio della Val di Cornia. In questo modo i Comuni cercheranno di potenziare, innovare e rendere più coesa l’assistenza sanitaria.

Il Bilancio prevede interventianche su altri settori, a partire da quello dei lavori pubblici. Le principali opere in programma sono il 3° stralcio P.zza Gallistru, la riqualificazione del parcheggio del cimitero e l’acquisizione del Parco dei Laghetti, oltre naturalmente alla manutenzione di strade, marciapiedi, scuole e parchi e pubblica lluminazione.

Una parte consistente è legataalle attività produttive. Il Consiglio Comunale ha già approvato le misure a sostegno delle aziende colpite dalla crisi. Quest’ anno si concluderà il processo di concertazione tra i commercianti da cui scaturiranno i nuovi orarie le nuove regole per le attività commerciali, in modo da adattarle  alla nuova legge regionale. Il Comune, con l’aiuto della Provincia di Livorno, si impegnerà a sostenere l’agricoltura, attraverso strumenti condivisi anche con i rappresentanti delle categorie delsettore.

La costituzione della società comunale SEFI, che si occupacontemporaneamente degli eventi fieristici e della gestione delle farmacie, haconsentito di redigere un piano unico di intervento per le attività sotto ilpieno controllo pubblico. Il piano prevede l’acquisizione di un ulteriorelocale per la Farmacia,nel nuovo centro commerciale in loc. La Monaca, e lo sviluppo di attività culturali conuna particolare attenzione per i più giovani.  

Le attività culturali saranno incentrate sul tutto il territorio. Si terrà la sesta edizione di Apriti Borgo e tutte le attività svolte negli anni precedenti sono confermate. Palazzo Pretorio sarà utilizzato per adibire mostre d’arte e vi verrà costituita la biblioteca dei ragazzi. Il centro civico Mannelli sarà il centro della promozione del nostro territorio in quanto sarà sede delle associazioni culturali e dell’ufficio informazioni turistiche. Proprio il turismo sarà incentivato grazie ad una migliore sinergia con le società che operano nel nostro territorio come la Parchi Val di Cornia, e l’azienda di trasporto ATM.

Per i ragazzi, oltre alle attività culturali, saranno incentivate quelle sportive, grazie alla riqualificazione delle aree preesistenti, e alla collaborazione con il CONI per organizzare eventi sportivi in tutto il territorio e anche grazie alla realizzazione nel corso del 2010 di un nuovo di campo da calcio e del rifacimento della pista di atletica.

  

Coalizione Campiglia Democratica



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