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16 aprile 2010

Il Duello




Ieri, per la prima volta nella storia della Gran Bretagna, i 3 candidati alla poltrona di Premier si sono scontrati in un duello televisivo. Distinti dal colore della cravatta (rosa per il laburista Gordon Brown, blu per il conservatore David Cameron e gialla per il liberal-democratico Nick Clegg) hanno risposto alle domande del pubblico e del conduttore, attenendosi alle regole dettate dallo show. Non si è vissuto alcun momento di tensione: gli attacchi, anche quelli più sporchi, sono stati vissuti serenamente dai tre leader.

Si prevedeva uno scontro tra conservatori e laburisti, con i liberal-democratici a fare da sfondo. Sfortunatamente per i due partiti tradizionali, i loro leader non brillano certamente di quella facoltà oratoria utilizzata con maestria da Clegg. 
Brown è deciso nelle sue azioni, propone molto ma convince poco, appare come un tecnocrate che ha tramutato il labour party e gran parte della pubblica amministrazione pubblica britannica in una fucina di manager, contribuendo alla burocratizzazione della società. 
Cameron mantiene una politica ibrida tra gli altri due partiti, non riesce a esprimere le sue idee con convinzione, appare troppo impegnato a ringraziare chi gli fa le domande, a ricordare quanto bene hanno fatto alla Gran Bretagna le forze armate e gli ospedali: la sua non è oratoria, ma retorica populista. 
Clegg può incalzare gli altri due con le sue posizioni estreme, soprattutto per quanto riguarda la spesa pubblica, appare deciso a scardinare i vecchi partiti che hanno governato per 60 anni: afferma duramente che loro "più si attaccano, più dicono le stesse cose". Cerca di invogliare la gente ad avere il coraggio di cambiare la Gran Bretagna votando un partito politico fresco e giovane che possa aiutare tutti i cittadini, quando le idee di Cameron sono a vantaggio esclusivamente degli imprenditori mentre quelle di Brown esclusivamente degli operai. Invoca il rilancio della classe media senza fare dell' anti-politica.

Malgrado una perfetta oratoria, Clegg appare incapace di guidare il paese. Il suo piano anti-deficit è estremo e pericoloso. Dice di voler tagliare la spesa pubblica di ben 17 Miliardi di Sterline, tagliando tutti gli sprechi in ogni categoria; quando il leader conservatore ha affermato che è sufficiente un taglio di "appena" 6 Miliardi. Di conseguenza, quando Cameron propone di aumentare la spesa sanitaria, Clegg lo incalza affermando che per essere coerente il leader Conservatore dovrebbe sostenere il taglio anche degli sprechi sanitari.  

Nel balletto del deficit, Brown appare sicuramente l'uomo pragmatico, che tiene le redini e sa quello che dice, quando afferma che tagli di queste proporzioni alla spesa pubblica sono semplicemente insostenibili. La crisi economica è ancora in atto, tagliare la spesa pubblica significherebbe far ricadere gran parte della spesa sulle spalle dei privati, che in questo momento non hanno abbastanza denaro da spendere. Si soffocherebbero i risparmi privati e la recessione si farebbe più lunga e grave. Peccato che non abbia un vero e proprio piano per limitare gli sprechi in modo da rendere più efficace il buon piano di spesa pubblica da lui formulato. Si limita a sostenere che anche lui è ovviamente a favore della diminuzione degli sprechi, senza lanciare una vera strategia.

Dopo il duello sono sempre più convinto che Gordon Brown sia ancora la persona più adatta a governare la Gran Bretagna. Gli altri due sono troppo ossessionati da una politica esuberante, efficace sul piano dialettico ma poco su quello pratico. Spero che anche i cittadini britannici capiranno tutto ciò prima del 6 maggio.




30 gennaio 2010

La scelta giusta

Il PIL statunitense è cresciuto del 5,7% nel quarto trimestre del 2009. Gran parte della crescita è dovuta alla commercializzazione a basso prezzo delle scorte invendute, senza alcuna nuova produzione. Il dato è quindi un po' falsato, ma rispecchia comunque una situazione di forte crescita. Al netto delle scorte, l'economia americana sarebbe cresciuta come minimo del 3%. E' un dato confortante, che segna la lenta ripresa dalla crisi. 


I motivi principali della ripresa sono la debolezza del dollaro, che ha consentito una crescita delle esportazioni; e l'aumento della spesa pubblica non militare. La spesa totale degli USA è infatti scesa, perché sono stati tagliati i folli costi militari della precedente amministrazione. Al contrario, Obama ha fatto crescere i finanziamenti verso l'economia reale, consentendo la crescita dei consumi.

Ora il presidente promette un piano di aiuti alle imprese per favorire il'assunzione dei lavoratori. Il mercato del lavoro è ancora affetto da una disoccupazione del 10%, troppo elevata per gli standard statunitensi. Speriamo bene.


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 30/1/2010 alle 9:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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