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27 marzo 2010

Strade diverse, obiettivo comune


La trasmissione Raiperunanotte ha scosso il mondo dell’informazione. Chi fa informazione, anche su un piccolo blog fatto più di commenti personali che di scoop, deve prendere posizione per non incorrere nell’ignavia. Ebbene questo blog si dissocia da Santoro & Co. Dissociarsi non significa accusare o remare contro. Credo che la battaglia sulla libertà d’informazione condotta da Raiperunanotte sia più che giustificabile. Ma, dopo che questa parte della società si è messa a nudo dicendo tutto quello che voleva (visto l’assenza di una controparte), si è consolidata in me l’idea che l’unica cosa che accomuna questo blog a loro, sia il comune sdegno verso la destra italiana. Per il resto c’è un abisso.

Osservando il programma ho notato una serie di prospettive culturali completamente diverse che scaturiscono a valle da una grande differenza ideologica a monte. Quando ho creato questo blog, avevo l’intenzione di creare uno spazio libero dove potessi scrivere i miei pensieri sulla politica economica globale. Questi pensieri si basano su una concezione progressista, keynesiana dell’economia. In pratica questo è un blog di sinistra, che si scaglia contro le decisioni di politica economica della destra. E’ un blog ideologico che contrappone la destra e la sinistra. Al contrario, nella trasmissione di Santoro, non ho notato questo tipo di confronto: la battaglia che si è svolta giovedì sera si è giocata sulla contrapposizione del bene con il male. Non c’è niente di ideologico in questo, solo la certezza di una superiorità intellettuale e morale nei confronti non della destra ma della persona di Berlusconi.

Io reputo sbagliata questa concezione, perché è stato proprio Berlusconi ad inaugurare una stagione di contrapposizione non tra le forze politiche ma tra il bene e il male, da lui identificato con i comunisti. La prospettiva di Santoro & Co, ricalca paradossalmente quella Berlusconiana. Da qui nascono a pioggia tutte le altre differenze tra questo blog e Raiperunanotte.

Prima di tutto i santoriani hanno la strana caratteristica di non usare quasi mai il condizionale. Non ci sono dubbi nelle loro sentenze: una loro frase è sempre corretta. Quando ascolto gli interventi di Travaglio sembra che non gli baleni mai per la testa che potrebbe dire qualcosa che non rappresenta la realtà. Travaglio è un ottimo ricercatore di fonti, ma spesso si dilunga in ragionamenti che vuol far passare come ineccepibili, auto compiacendosi del suo Ego illuminato, indubbiamente migliore di tutti gli altri. Un passaggio mi ha fatto rabbrividire. Ha presentato una frase decisamente comprensibile della Polverini come una dichiarazione rilasciata in una lingua non indo-europea. Cerca di denigrare l’avversario per i suoi difetti personali, non per quello che afferma in realtà.

Luttazzi si è auto compiaciuto nel descrivere un rapporto anale tra Berlusconi e gli Italiani. Più che un momento di satira l’ho trovato un manifesto di superiorità intellettuale dove l’artista ha ricorso al suo repertorio preferito di autori greci e romani. Mi sono allora ricordato di quando fu cacciato da La7, per aver sbeffeggiato Giuliano Ferrara e Berlusconi ricorrendo a Petronio. E’ questo il momento in cui ho percepito più radicalmente la mia differenza con i santoriani.

Petronio era un autore scandalizzato dalla nuova società romana, costituita da uomini arricchiti, beceri, che avevano perso gli antichi costumi romani e si comportavano indegnamente ai suo occhi. Petronio però non difendeva gli oppressi, ma la sua classe di appartenenza, ovvero la generazione precedente di potenti, che era stata offuscata dai nuovi ricchi. E’ in pratica l’accusa che si può muovere a Silvio Berlusconi, l’imprenditore che si è fatto da solo, da parte della vecchia classe dirigente, cioè da Confindustria e dal salotto buono della finanza. La mia paura è quindi quella che i vari santoriani, non abbiano alcuna intenzione di riformare l’Italia, ma vogliono semplicemente ritornare allo status quo precedente a Berlusconi e Craxi, visto come il suo anticipatore.

Non ho vissuto negli anni ’70, durante i vari governi Fanfani e Moro, ma sinceramente ritornare ai valori di quell’epoca non mi esalta. Preferirei un’evoluzione della società italiana, non un suo ritorno indietro. C’è chi invece, come Grillo, professa una specie di rivoluzione del ceto medio, dove i cittadini onesti che pagano le tasse facciano valere la loro forza e riescano a cambiare la società corrotta dai partiti. Questa politica oltre a non esaltarmi mi fa paura: mi evoca chi la rivoluzione in Italia l’ha fatta davvero e ci ha portato alla dittatura prima e al collasso poi.

Dopo aver analizzato le differenze, credo che chi è mosso da uno spirito di sinistra non può che allearsi al pubblico di Santoro per combattere il nemico comune (cercando comunque di emarginare i grillini di varia natura). Come durante la Resistenza i partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi combatterono insieme ai partigiani monarchici Badogliani, oggi c’è bisogno di un fronte comune tra la sinistra e gli altri nemici del premier per mandarlo a casa.




28 febbraio 2010

Falsi miti della sinistra


Ieri, ad un convegno dei falchi liberali del centro destra, Gianfranco Fini ha finalmente espresso le sue opinioni sulla politica economica. Attendevo da tempo questo momento, visto che le sue inversioni di marcia su diritti civili, giustizia e immigrazione gli avevano fatto ottenere le simpatie della sinistra. C'è chi ha veramente pensato che fosse un antiberlusconiano in casa di Berlusconi. Sinceramente non ho mai avuto questa sensazione. Ho sempre creduto che cercasse semplicemente di smarcarsi dal suo capo assoluto, dopo aver capito di aver compiuto un madornale errore nello sciogliere il suo partito. Aveva creduto di sostituire agilmente la leadership berlusconiana, e quando ha visto che non era così semplice, ha provato ad attaccarlo per crearsi una leadership tutta sua.

Nel formare questa nuova leadership ha tentato di avere il consenso di una parte della sinistra. Alcuni hanno accolto questa svolta con favore, dimenticandosi che è stato il segretario di un partito di chiara ispirazione fascista. Con questo non voglio dire che è delegittimato a fare politica, ma che non può avere ideali che si avvicinino a quelli propri della sinistra. 

Così oggi nel leggere le sue idee economiche ho tirato un sospiro di sollievo. Fini ha parlato, insieme a squallidi economisti come Zingales e altri esponenti della scuola di Chicago, delle sue teorie a proposito del taglio delle tasse e della spesa pubblica. Ha esaltato Friedman e Lukas e bistrattato Keynes. 

Mi è venuto allora in mente un paragrafo de "La coscienza di un Liberal" di Paul Krugman, dove si sostiene che la strategia Neocon americana è quella di incentrare il dibattito sui temi etici e la sicurezza nazionale per far passare le peggiori riforme liberali, come il taglio della spesa pubblica. In Europa mi sembra che la nuova destra liberale abbia lo stesso atteggiamento, ma con proposte contrarie sui temi etici. I vari Sarkozy (tanto per fare un nome) aprono alla sinistra con i temi dei diritti liberali, per poi dare stangate sul piano economico. 

Quello che mi preoccupa è che la sinistra europea è sempre più abbagliata da queste tematiche. Io stesso guardai con favore l'avvento di Zapatero: pareva un grande passo in avanti sui temi etici ma poi si è dimostrato un fallimento completo in campi ben più importanti. Bisogna quindi stare attenti ad osannare il primo politicante di destra che sembra avere buoni propositi: la fregatura è sempre dietro l'angolo.




19 febbraio 2010

Kamikaze all'occidentale



Ieri un ingegnere texano ha compiuto un attacco kamikaze contro un edificio dell' Agenzia delle Entrate statunitense. Poco prima aveva avvertito, sul suo sito internet che la violenza è l'unico mezzo indispensabile per combattere il vero male che attanaglia l'america: le tasse. Joseph Stack voleva combattere la sua jihad contro il fisco americano, ha noleggiato un aereo e si è immolato per i suoi ideali, schiantandosi contro uno dei simboli del suo nemico. Si è guadagnato così il paradiso dei Neocon, con un posto speciale a fianco di Ronald Reagan e Milton Friedman. 

Il gesto isolato di un pazzo non è certo indicativo di una nuova serie di attentati condotti da un'organizzazione terroristica di estrema destra, come si poteva pensare all'indomani dell'attentato di Oklahoma City. E' indicativo di qualcos'altro. La sua violenza rende percepibile quanto i Neocon siano arrivati alla pancia degli americani. I loro messaggi sono diretti, efficaci, semplici e possono spingere singoli pazzi ad immolarsi per questi. L'abbattimento delle tasse non è una normale applicazione della politica fiscale, ma una vera e propria guerra ideologica. Le tasse sono un nemico del portafoglio ma anche dell'anima. 

Per quanto gli ideali della destra penetrino in modo profondo nella società, non si può dire che succeda altrettanto per gli ideali della sinistra. Ormai le idee di uguaglianza e solidarietà sembrano sorpassate: i cittadini sono più interessati ad emergere come singoli individui. Le multinazionali cattive e monopoliste rappresentano coloro che possono garantire ai cittadini un prodotto a basso costo. Il welfare universalistico sembra una brutta parola che vuole intaccare un sistema di welfare considerato perfetto. Spiegare ai cittadini i benefici della spesa pubblica è diventato più ostico che spiegare il calcolo integrale ad un bambino di seconda elementare.

La sinistra si deve riprendere questo spazio ideale. Deve tornare a far sognare il popolo trasmettendo ideali forti e decisi. Ma quali? 


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 19/2/2010 alle 15:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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