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5 febbraio 2010

Pernacchie

Gli Stati Uniti sono nati come la potenza che rispecchiava l’ideale borghese puro e sano che si contrapponeva al feudalesimo. La libertà dell’uomo, specie quella economica, stava al centro di tutti i loro pensieri. Il libero mercato sarebbe dovuto espandersi a macchia d’olio ed elargire i suoi benefici.

Col passare degli anni il mercato è sempre stato meno libero. La concorrenza, condizione necessaria per la sopravvivenza del modello,si è andata spegnendosi, limitata dalla crescita di cartelli e monopoli. Con la deregulation raeganiana si è dato via al totale affossamento. Si sono create quelle banche troppo grandi per fallire o espandersi ulteriormente: quei mostri economici che sono stati i fattori scatenanti della crisi.

Proprio in nome dei principi della libera concorrenza e del libero mercato, Obama ha chiesto alla Cina di rivalutare il cambio dello Yuan, la moneta cinese. Il cambio, tenuto artificialmente troppo basso,  sostiene l’export cinese a danno di quello americano tramite una politica di concorrenza sleale.

Pechino ha risposto alle richieste di Obama, a pieno diritto, con una pernacchia. 


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 5/2/2010 alle 15:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



31 gennaio 2010

Speriamo che la Luna gli porti fortuna

Colto dalla totale frenesia di ottenere un qualsivoglia risultato in uno dei qualsiasi campi in cui il governo Bush si era cimentato, Barack Obama sembra essere preso dalla mania di lanciare segnali a tutto campo. Dopo la disastrosa decisione di vendere le armi a Taiwan, oggi il presidente ha tentato di giocare su un campo più semplice. Ha infatti annunciato che taglierà i finanziamenti alla NASA per raggiungere la Luna. Spero che nessuno contesti tale decisione.


Il buon senso comune ci dice che in una situazione come quella attuale l'interesse di un viaggio lunare è pressoché nullo. Nel caso in cui le imprese che si sono già impegnate nel progetto rischino il fallimento, a causa del ritiro dei finanziamenti provenienti dalla Casa Bianca, Obama ha invitato i privati ad investire in questa direzione. Credo che sia difficile che ciò avvenga, ma la speranza di trovare un miliardario folle, in questi casi, non muore mai. 

Il primo presidente afroamericano, in una situazione avversa, cerca chiaramente un risultato concreto da poter sbandierare agli elettori. Ha fatto troppe promesse. Ora le deve mantenere. Spero che agire su queste piccole cose, condivisibili da tutti i suoi cittadini, possa fargli acquisire la fiducia necessaria per rinnovare realmente l'economia americana; a partire dalla complessa riforma sanitaria. Poteva però pensarci prima di perdere la tranquilla maggioranza al senato. 


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 31/1/2010 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



31 gennaio 2010

No, proprio no

Sono scoppiati nuovamente gli attriti tra Stati Uniti e Cina. I tentativi di Barack Obama per farsi benvolere dai cinesi sembrano essere giunti al termine. Sembra infrangersi il sogno del G2, ovvero di una stretta alleanza economica e politica tra le due più grandi potenze mondiali. Tutto questo poteva apparire inevitabile. I modelli politici delle due superpotenze sono troppo diversi. La repressione cinese mal si concilia con il liberalismo sfrenato americano. 


I temi di scontro sono molteplici. In primo luogo c'è la rivalutazione dello Yuan, la moneta cinese. La banca centrale di Pechino non consente alla propria moneta di rivalutarsi in modo da mantenere bassissimi i costi dell'importazione di oggetti cinesi all'estero; ciò consente al made in China un fiorente mercato di export, mentre il made in USA viene soffocato dall'alto costo del Dollaro. Ci sono i veti posti dal governo di Pechino alle aziende statunitensi, che vedono il culmine nel caso Google; in cui il principe dei motori di ricerca non ha voluto cedere alla censura imposta da piazza Tienanmen. Per non parlare dei diritti umani nelle regioni autonome del Tibet e dello Xingjiang. In un angolo, rispetto a questi temi, sperduta e dimenticata rimaneva la spinosa questione di Taiwan.

Taiwan è lo stato creato sull'isola di Formosa dai nazionalisti cinesi, guidati da Chiang Kai-shek, sconfitti dai comunisti durante la rivoluzione maoista. E' da sempre un alleato americano in Asia. Con i recenti tentativi della Corea del Sud e del Giappone di rendersi più autonomi rispetto all'ingombrante alleato, Taiwan rappresenta l'ultima vera roccaforte statunitense in quest'area geopolitica. La Cina rivendica però la sua sovranità sull'isola. Ieri Barack Obama ha annunciato la vendita di armi al governo di Taipei, violando un recente trattato stipulato con Pechino. Ciò ha scatenato la più grave crisi diplomatica dal 2001. 

Provo a spiegarmi il motivo di tale gesto. Ma sinceramente non riesco proprio a trovarlo. Il controllo geopolitico della piccola isola non può essere più importante rispetto alle altre tematiche. Far scattare una crisi su questo tema può far irritare il governo di Pechino e indebolire le richieste di Washington su temi ben più importanti come quelli esposti in precedenza. Può essere visto come un atto di forza, per far vedere come gli USA possono imporsi sulla Cina, ma data la debolezza del governo Obama la vedo una mossa molto rischiosa. 

I rapporti economici tra Cina e USA sono un po' troppo delicati per essere messi in crisi da una polemica di così basso profilo. Bisognerebbe pensare un po' di più alle conseguenze quando si prendono questo tipo di decisioni. 


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30 gennaio 2010

La scelta giusta

Il PIL statunitense è cresciuto del 5,7% nel quarto trimestre del 2009. Gran parte della crescita è dovuta alla commercializzazione a basso prezzo delle scorte invendute, senza alcuna nuova produzione. Il dato è quindi un po' falsato, ma rispecchia comunque una situazione di forte crescita. Al netto delle scorte, l'economia americana sarebbe cresciuta come minimo del 3%. E' un dato confortante, che segna la lenta ripresa dalla crisi. 


I motivi principali della ripresa sono la debolezza del dollaro, che ha consentito una crescita delle esportazioni; e l'aumento della spesa pubblica non militare. La spesa totale degli USA è infatti scesa, perché sono stati tagliati i folli costi militari della precedente amministrazione. Al contrario, Obama ha fatto crescere i finanziamenti verso l'economia reale, consentendo la crescita dei consumi.

Ora il presidente promette un piano di aiuti alle imprese per favorire il'assunzione dei lavoratori. Il mercato del lavoro è ancora affetto da una disoccupazione del 10%, troppo elevata per gli standard statunitensi. Speriamo bene.


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 30/1/2010 alle 9:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



29 gennaio 2010

Conferme

Ieri sera l'amministrazione Obama ha evitato il peggio. Ben Bernanke è stato riconfermato governatore della Federal Reserve, la Banca Centrale Statunitense, con ampio margine. Se il governatore fosse stato bocciato sarebbe stata l'ennesima sconfitta, in poche settimane, per il presidente. Probabilmente il caos politico si sarebbe aggravato. Ma non c'è molto da state allegri.


Bernanke è entrato nel board delle Federal Reserve quando questa era guidata da Alan Greenspan, uno dei principali fautori delle politiche scriteriate che hanno condotto alla crisi economica. Dopo pochi anni è stato nominato da George W. Bush, come governatore, nel 2006. Bernanke è quindi una delle espressioni di quel potere repubblicano che ha messo in seri guai gli Stati Uniti e l'intero globo.

Fortunatamente, durante la sua amministrazione, si è mostrato come un uomo pratico e moderato. E' stato più espressione della grigia burocrazia che del potere politico. Nella prima parte del suo mandato, la sua politica economica si è mostrata moderata rispetto a quella del suo predecessore. Durante la crisi ha aumentato l' offerta di moneta in modo da stimolare reddito e occupazione, scontrandosi con chi sosteneva che queste manovre avrebbero condotto solo ad una maggiore inflazione. 

In quest' ultimo periodo ha fatto però cessare questi stimoli: questo potrà provocare brutte conseguenze per l'occupazione. Per questo molti democratici guardavano scetticamente a una sua ricandidatura. Lo stesso i repubblicani non gli hanno perdonato gli interventi "socialisti" durante la crisi. 

Barack Obama lo ha comunque sostenuto, come governatore super partes. Credo che la scelta del Presidente sia stata azzeccata, perché il clima degli ultimi giorni, con la crescita dei malumori verso le tasse e l'intervento statale in economia, non avrebbe permesso la nomina di un governatore più progressista, molto vicino all'area liberal. Alla fine Bernanke si dimostra una buona sintesi della società americana.


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 29/1/2010 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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