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13 marzo 2010

Buon lavoro, Janet



Esprimo tutta la mia soddisfazione per la nomina di Janet Yellen come vicepresidente dellla Federal Reserve, la Banca Centrale Statunitense. Insegnante nell'università tipicamente keynesiana di Berkeley, la moglie del premio Nobel George Akerlof ha seguito in parte il lavoro del marito, interessandosi negli anni '80 ai problemi riguardanti il salario da assegnare ai lavoratori. Mi è capitato di sfogliare i suoi paper, studiando le teorie dove Akerlof non si limitava solo a vedere l'aspetto economico dei salari, ma anche quello sociologico. Avendo studiato solo pochi autori finora, non posso che avere un particolare affetto per lei.

Janet Yellen è stata anche a capo dei consiglieri economici della presidenza Clinton, subito dopo il bravissimo Joseph Stiglitz. Gli rende meno onore aver fatto parte del Board della stessa Fed negli anni '90, l'organismo che è stato addititato come principale causa della crisi attuale e delle politiche economiche scellerate. Anche se la Fed non ha avuto comportamenti eccellenti, durante la presidenza Greenspan degli anni '90, bisogna considerare che questa è stata il più semplice capro espiatorio: lanciare queste accuse ad organismi politici sarebbe stato molto più complicato.

Sono convinto che Janet Yellen, sotto la presidenza progressista di Obama alla Casa Bianca e la titubante presidenza di Bernanke alla Fed, possa essere la persona indicata per questo ruolo. E' un' economista preparata, seria e con molta esperienza alle spalle. Quindi non mi resta che augurarle buon lavoro.
  


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permalink | inviato da econolitico il 13/3/2010 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



21 febbraio 2010

Exit Strategy?



Il direttore della Fed Ben Bernanke si è deciso e ha rialzato, di un minimo, i tassi di interesse. La decisione appare quasi insignificante, dalllo 0,5%, i tassi sono passati allo 0,75%. La svolta è poco più che un segnale, ma un segnale importante. Basta pensare che il direttore della Banca Centrale Europea, Trichet, un paio di settimane fa, aveva avuto l'occasione di fare lo stesso passo, ma non ne aveva avuto il coraggio.

L'aumento dei tassi d'interesse significa il graduale smantellamento di una politica monetaria espansiva. E' il timido inizio della exit strategy che ci condurrà alla fine della crisi. Potrebbe apparire come una manovra giunta troppo presto visto che le politiche anticrisi non possono essere smantellate nei primi momenti di crescita: devono sorreggere la ripresa oltre che incoraggiarla.

Malgrado tutto ciò penso che Bernanke abbia fatto bene ad aumentare i tassi. I bassi tassi di interesse hanno facilitato l'aumento della dotazione di moneta da parte delle banche. Queste avrebbero dovuto usare quest'eccesso di moneta per finanziare le imprese e l'economia reale. Al contrario le banche hanno ritenuto più opportuno raggiungere guadagni semplici e immediati investendo sui mercati finanziari, e soddisfare gli azionisti elargendo loro un po' di bonus. La politica monetaria è stato un elemento della ripresa economica, ma non il suo asse portante.

E' stato l'aumento della spesa pubblica a trascinare l'economia mondiale ed evitare la catastrofe. L'aumento dei tassi è un primo segnale che potrebbe ridare fiducia ai mercati e alle persone senza intaccare il concreto sostegno che deve essere dato dalla spesa pubblica e dalla politica fiscale.

La decisione della Fed può essere interpretata solamente in relazione alle decisioni che riguardano la sfera politica americana. Se il governo decidesse di tagliare la spesa pubblica potrebbe dare un cattivo segnale di mancato sostegno alla ripresa, e l'economia mondiale potrebbe di nuovo peggiorare. Si profilerebbe un miglioramento immediato ma mal sostenuto e poco robusto, facilmente intaccabile. Se invece il governo continuasse a sostenere l'economia e l'occupazione potrebbe iniziare una vera fase di exit strategy, caratterizzata da un miglioramento lento ma solido dell'economia globale.





29 gennaio 2010

Conferme

Ieri sera l'amministrazione Obama ha evitato il peggio. Ben Bernanke è stato riconfermato governatore della Federal Reserve, la Banca Centrale Statunitense, con ampio margine. Se il governatore fosse stato bocciato sarebbe stata l'ennesima sconfitta, in poche settimane, per il presidente. Probabilmente il caos politico si sarebbe aggravato. Ma non c'è molto da state allegri.


Bernanke è entrato nel board delle Federal Reserve quando questa era guidata da Alan Greenspan, uno dei principali fautori delle politiche scriteriate che hanno condotto alla crisi economica. Dopo pochi anni è stato nominato da George W. Bush, come governatore, nel 2006. Bernanke è quindi una delle espressioni di quel potere repubblicano che ha messo in seri guai gli Stati Uniti e l'intero globo.

Fortunatamente, durante la sua amministrazione, si è mostrato come un uomo pratico e moderato. E' stato più espressione della grigia burocrazia che del potere politico. Nella prima parte del suo mandato, la sua politica economica si è mostrata moderata rispetto a quella del suo predecessore. Durante la crisi ha aumentato l' offerta di moneta in modo da stimolare reddito e occupazione, scontrandosi con chi sosteneva che queste manovre avrebbero condotto solo ad una maggiore inflazione. 

In quest' ultimo periodo ha fatto però cessare questi stimoli: questo potrà provocare brutte conseguenze per l'occupazione. Per questo molti democratici guardavano scetticamente a una sua ricandidatura. Lo stesso i repubblicani non gli hanno perdonato gli interventi "socialisti" durante la crisi. 

Barack Obama lo ha comunque sostenuto, come governatore super partes. Credo che la scelta del Presidente sia stata azzeccata, perché il clima degli ultimi giorni, con la crescita dei malumori verso le tasse e l'intervento statale in economia, non avrebbe permesso la nomina di un governatore più progressista, molto vicino all'area liberal. Alla fine Bernanke si dimostra una buona sintesi della società americana.


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 29/1/2010 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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