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31 gennaio 2010

No, proprio no

Sono scoppiati nuovamente gli attriti tra Stati Uniti e Cina. I tentativi di Barack Obama per farsi benvolere dai cinesi sembrano essere giunti al termine. Sembra infrangersi il sogno del G2, ovvero di una stretta alleanza economica e politica tra le due più grandi potenze mondiali. Tutto questo poteva apparire inevitabile. I modelli politici delle due superpotenze sono troppo diversi. La repressione cinese mal si concilia con il liberalismo sfrenato americano. 


I temi di scontro sono molteplici. In primo luogo c'è la rivalutazione dello Yuan, la moneta cinese. La banca centrale di Pechino non consente alla propria moneta di rivalutarsi in modo da mantenere bassissimi i costi dell'importazione di oggetti cinesi all'estero; ciò consente al made in China un fiorente mercato di export, mentre il made in USA viene soffocato dall'alto costo del Dollaro. Ci sono i veti posti dal governo di Pechino alle aziende statunitensi, che vedono il culmine nel caso Google; in cui il principe dei motori di ricerca non ha voluto cedere alla censura imposta da piazza Tienanmen. Per non parlare dei diritti umani nelle regioni autonome del Tibet e dello Xingjiang. In un angolo, rispetto a questi temi, sperduta e dimenticata rimaneva la spinosa questione di Taiwan.

Taiwan è lo stato creato sull'isola di Formosa dai nazionalisti cinesi, guidati da Chiang Kai-shek, sconfitti dai comunisti durante la rivoluzione maoista. E' da sempre un alleato americano in Asia. Con i recenti tentativi della Corea del Sud e del Giappone di rendersi più autonomi rispetto all'ingombrante alleato, Taiwan rappresenta l'ultima vera roccaforte statunitense in quest'area geopolitica. La Cina rivendica però la sua sovranità sull'isola. Ieri Barack Obama ha annunciato la vendita di armi al governo di Taipei, violando un recente trattato stipulato con Pechino. Ciò ha scatenato la più grave crisi diplomatica dal 2001. 

Provo a spiegarmi il motivo di tale gesto. Ma sinceramente non riesco proprio a trovarlo. Il controllo geopolitico della piccola isola non può essere più importante rispetto alle altre tematiche. Far scattare una crisi su questo tema può far irritare il governo di Pechino e indebolire le richieste di Washington su temi ben più importanti come quelli esposti in precedenza. Può essere visto come un atto di forza, per far vedere come gli USA possono imporsi sulla Cina, ma data la debolezza del governo Obama la vedo una mossa molto rischiosa. 

I rapporti economici tra Cina e USA sono un po' troppo delicati per essere messi in crisi da una polemica di così basso profilo. Bisognerebbe pensare un po' di più alle conseguenze quando si prendono questo tipo di decisioni. 


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permalink | inviato da Enrico Cerrini il 31/1/2010 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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